Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Non si può condividere alcun spazio con i fascisti. Giusto boicottare il salone del libro di Torino



Il 5 maggio  si è segnato un nuovo passo, cruciale, nell'approccio culturale, sociale e politico contro il fascismo di ieri e di oggi.
Il collettivo Wu Ming ha comunicato a chiare lettere che...
La settimana scorsa abbiamo annunciato la partecipazione di Wu Ming 4 al Salone Internazionale del Libro di Torino, il 12 maggio, per presentare l’antologia di suoi scritti su J.R.R. Tolkien Il Fabbro di Oxford, in uscita per la casa editrice Eterea.

Oggi annunciamo che la presentazione è annullata.
Ormai è noto: al Salone avrà uno stand Altaforte, di fatto la casa editrice di Casapound. Nei giorni scorsi questa notizia ha suscitato molte critiche ed esortazioni a tenere fuori dalla kermesse una presenza platealmente neofascista
Concludendo...
Noi riteniamo che i fascisti vadano fermati e, metro dopo metro, ricacciati indietro.
Noi riteniamo necessario dare segnali sempre più chiari e forti, come è stato fatto venerdì scorso nella piazza di Forlì.
Noi non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti.
Per questo non andremo al Salone del Libro.

Ci sono state prese di posizioni importanti. A partire  dal Museo di Auschwitz:

Non possiamo chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con coloro che mettono in discussione i fatti storici che hanno portato all'Olocausto, con coloro che ripropongono un'idea fascista della società. |

Così come giorno dopo giorno aumentano i nominativi di chi boicotterà il salone dei libro di Torino, per queste ragioni, non ci sarà Zero Calcare, non ci sarà la Presidente Nazionale dell'ANPI, non ci sarà Tommaso Montanari, e tanti altri. 
C'è, chi invece, ha comunicato che ci sarà, come la Einaudi editore:
pur comprendendo le diverse posizioni e i diversi punti di vista, parteciperà al #SalTo con convinzione e con impegno, nella certezza che contro qualsiasi oscurantismo, le parole, le idee e la presenza siano le armi più efficaci per la cultura e la democrazia.
Si è segnato il cinque maggio un chiaro spartiacque. Il segnale è stato lanciato. Non si può pretendere che tutti seguano questa linea, il salone del libro è certamente una vetrina importante, ma è la linea giusta da seguire, perchè è proprio grazie a legittimazioni come queste, a spazi concessi, giorno dopo giorno, trincerandosi dietro il concetto di democrazia, che si è permesso al fascismo di ieri di ritornare con prepotenza oggi, pur con i suoi adattamenti. 
La democrazia ha avuto un ruolo da scivolo fenomenale per i neofascismi. 
Il miglior modo di essere democratici e preservare la democrazia stessa è togliere il diritto di parola, vietare ogni spazio, proibire ogni legittimazione, a corpuscoli, o corpi, neofascisti. Altrimenti si va in cortocircuito, proprio come sta accadendo.A cosa serve scrivere bellissime parole sull'antifascismo, a denunciare tutte le bassezze del fascismo, se poi, nella realtà, si condividono la stessa vetrina, lo stesso ambiente, lo stesso spazio, perchè tanto, siamo democratici?
Ecco, il cinque maggio si è posto un segnale di rottura importantissimo in Italia, un segnale di coerenza attiva, a partire da chi contribuisce alla cultura antifascista in un Paese che pur non avendo avuto una sua Norimberga i conti con il proprio passato e la storia deve pur farli ed è arrivato il momento di iniziare a farli questi conti.

mb

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