Se Impero Austro Ungarico e Jugoslavia anticiparono l'Europa, uniti nella diversità

Ancora oggi qualche scritta storica che meriterebbe di essere tutelata come tale, a prescindere da come la si possa pensare, perchè espressione di un momento storico che ha segnato nel profondo il confine orientale italiano, con W la Jugoslavia, la si riesce a leggere. Sono poche, diffuse, ma ci sono.
Ai più forse non dicono nulla, non vengono neanche osservate, sfuggono. Eppure, rappresentano un pezzo di storia che qui, nella Venezia Giulia, regione inventata o meno, ha fatto discutere. C'è chi li chiamava traditori, per lo più qualificazione data da estremisti nazionalisti, chi idealisti. Furono in migliaia coloro che vollero la Jugoslavia all'Italia.  
Si scontrarono politicamente pesantemente nell'immediato dopo guerra, con la commissione interalleata che doveva decidere le sorti del territorio. Manifestazioni di opposto coloro. W l'Italia, W la Jugoslavia. 
Paradossalmente se nella costa istriana dove c'era la minoranza autoctona italiana bella corposa si voleva l'Italia, nelle zone del monfalconese e triestine e goriziane carsiche o meno, dove c'era una altrettanto corposa minoranza autoctona slovena, si voleva la Settima Federativa, la Jugoslavia.
Perchè? I motivi sono plurimi. I testimoni ancora viventi altri, purtroppo andati via, con cui mi sono confrontato, hanno effettivamente confermato la non univocità della scelta jugoslava solo perchè si voleva fare il comunismo. E' certamente vero che il corpus principale della Resistenza era rosso, era comunista. La Resistenza è diventata l'occasione per lottare anche per un nuovo ordine sociale. E se oggi si dice che la Resistenza non è un derby tra comunisti e fascisti, ciò è vero nella misura in cui non stiamo parlando di una partita di calcio e nella misura in cui va riconosciuto al 25 aprile nella sua universalità il giorno che ha unito diverse anime e corpi contro il nazifascismo. Ma è innegabile che la Resistenza era principalmente se non essenzialmente comunista cosa che nessuno potrà negare nessuna storia potrà riscrivere. Si voleva la Jugoslavia perchè sicuramente era quella più fertile al comunismo, perchè legata strettamente all'Armata Rossa, all'Unione Sovietica, alla rivoluzione russa. Almeno fino alla rottura tra Stalin e Tito. Ma questa è altra storia. 
Si voleva la Jugoslavia anche perchè non si voleva l'Italia. Perchè l'Italia dal suo avvento in queste zone altro non seminò, chi operò in suo nome, che disastri, violenze, epurazioni, razzismi, che sfociarono poi nel fascismo. Dalla marcia di occupazione di Fiume, passando dall'assalto del Narodni Dom di Trieste come replicato a Pola e qualche anno dopo a Gorizia, alla proclamazione delle Leggi razziali. Ma non si voleva l'Italia anche perchè Italia significava distruzione. E' stata l'Italia ad aver aggredito questo territorio, occupandolo. Territorio che era fedele all'Impero Austro Ungarico. Certo, l'Impero ci metterà del suo per sancirne la propria autodistruzione, a partire dal grande complotto di Sarajevo. E' stato l'Impero ad aggredire la Serbia.  Insomma, per quanto italofoni e vicini alla cultura italiana, l'Italia aveva minato l'autonomia di questi territori, la sua unità nell'eterogeneità , uniti nella diversità, quel motto che sarà proprio dell'Europa unita, era già vivo e vegeto sotto l'Impero Austro Ungarico e la Jugoslavia nel suo internazionalismo venne vista come quel processo più vicino all'aggregazione di territori come accadeva sotto l'Impero Austro Ungarico che l'Italia non avrebbe potuto e saputo garantire. Il ricordo del disastro del nazionalismo italiano era troppo vivo, e forte.
Dunque, non solo perchè si voleva una società comunista, un diverso ordine sociale, ma anche perchè nella Jugoslavia si vide una sorta di continuità con il vecchio Impero, senza imperatori e imperatrici, ma il contenitore era lo stesso, idealmente. Impero e Jugoslavia che anticiparono l'Europa nella loro unità nella diversità.

mb
 


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