I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

Il 1 maggio di Trieste, più di 70anni di divisioni tra italianissimi, tltini, jugoslavi, austriacanti



Siamo sempre alle solite e sarà sempre così. Basta una sola bandiera, magari quella della brigata Garibaldi, e partono le urla, che nulla hanno da invidiare all'urlo di Munch. Vilipendio. Eppure si tratta di una bandiera storica della Resistenza. Ma l'odio verso tutto ciò che è comunista è così forte da rendere ciechi. Eppure il comunismo in Italia è sempre stato una minoranza, importante, ma pur sempre minoranza, ma andarlo a spiegare ai più è come parlare con un muro di gomma. Inutile. Per non parlare delle bandiere che vorrebbero ricordare la liberazione di Trieste del 1 maggio del '45, a cui si aggiungono quelle della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Bandiere e fazzoletti rossi a parte, propri della festa dei lavoratori, non mancheranno i soliti tricolori espressione dell'essere italianissimi per alcuni, in un Paese dove la bandiera nazionale è oramai cosa propria dei nazionalisti, mentre i tltini continueranno a invocare il ritorno indietro di americani e inglesi, come back, ponendosi al di sopra delle parti, come se non ne fossero coinvolti, e gli austriacanti ad osservare l'autodistruzione di questa città. Arrivi al confine di quello che doveva essere l'inizio del TLT e troverai a fronteggiarsi un cippo nazionalista italiano che ricorda il passaggio all'Italia nell'ottobre del '54 e pochi metri più avanti una sfilata di bandiere alabardate a rivendicare il confine immaginario, oggi, del TLT. Territorio Libero di Trieste.
In una città tra chi dice che il primo maggio del '45 è un giorno di lutto per Trieste, ponendosi in linea con chi dice che il 25 aprile non ci sarebbe niente da festeggiare, perchè Trieste ancora non era stata liberata, e la liberazione per costoro sarebbe o il 12 giugno, quando arriverà l'altra occupazione, quella angloamericana o addirittura il 26 ottobre del '54, quando gli angloamericani andranno via. Tutto ciò perchè il primo maggio del '45 inizierà il terrore dei 42 giorni, come verrà definito, ma omettendo tutto l'horror che ne è conseguito dal 3 novembre del '18 per la bellezza, si fa per dire, di 25 anni di occupazione italiana, coincisa pressoché con il fascismo, poi ci saranno i nazisti, poi 42 giorni di amministrazione italo-slovena, 9 anni di amministrazione angloamericana, poi ritornerà l'amministrazione italiana, con il TLT sfumato, perchè alla fine russi, americani, inglesi decisero di non volerlo mai far decollare. Il primo no se pol internazionale della storia di Trieste. Città fedele all'Austria per oltre 5 secoli che ogni primo maggio vive sempre la stessa situazione. Un ritorno al passato, che ritorna, puntualmente, ogni anno. In questi ultimi anni aggravato da censure, divieti, ordinanze, caccia alle streghe, come non accadeva forse da decenni. Ma alla fine si tratta solo di picconate al vento. Il primo maggio a Trieste continuerà a dividere, sempre, perchè ognuno avrà la propria memoria, la propria storia da difendere, da rivendicare, in una città che continua ad essere cornice di un quadro che per quanto eterogeneo fa parte dell'identità di questa città di confine italiano, nel bene o nel male. E ogni primo maggio si narrerà sempre la stessa storia, in una Europa unita nella diversità, ma a Trieste disunita più che mai e a dirla tutta non potrebbe essere altrimenti sul fronte storico. Una storia che non passa e non passerà, mai. 

mb

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