Venezia è la città dell'arte

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  L'arte deve saper stupire, deve saper incuriosire e soprattutto scatenare polemiche, altrimenti che arte sarebbe? Si cadrebbe nella banalità del niente. Venezia è la città d'arte per eccellenza, una cornice fantastica, che forse un giorno seguirà le orme di Atlantide oppure chissà, presa d'assalto dal turismo consumistico di massa, ma che riesce, malgrado a tutto a preservare la sua anima e la sua identità. Città internazionale, dove si parla forse più l'inglese che l'italiano o il veneto. L'arte a Venezia non deve conoscere censura, deve saper osare, andare oltre ogni geopolitica, qui l'arte deve essere terra franca e infischiarsene delle regole dettate dal solito politichese che altra conseguenza non ha che quella di inquinare l'arte e annientarne l'essenza.   

Di là


Tutte le volte che si indica oltre il muro, guardando verso Est, nei film, nei documentari, nelle testimonianze, si dice sempre "di là". Ti racconteranno, "di là". Come essere in una sorta di mondo parallelo, ma alieno, come vivere una sorta di stato di impersonificazione, come vivere in una sorta di entità astratta, priva di consistenza, dove annullarsi, dove smarrirsi. Dove essere niente. Eppure, oltre il muro, di là, si sono consumate vite, sogni, speranze, illusioni, non meno che di qua. Quel di qua che alla fine ha annesso il di là per quell'omologazione che ha comportato che un tempo, ove oltre quel muro giungevano venti e sogni rivoluzionari, anche se spesso di rivoluzioni tradite o mai compiute, oggi giungono venti controrivoluzionari che percuoteranno in un cortocircuito epocale e storico quel tempo che viviamo ove non esiste più né di qua né di là e ove si arriva a rimpiangere, senza neanche averlo conosciuto, sbagliando o forse no, quando c'era il di là.

mb

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