Quando a Ronchi nel 1890 si rischiò un incendio devastante

Correva il 6 agosto 1890, può iniziare così questa storia finita letteralmente nel dimenticatoio. Accaduta in una notte d'estate rovente a Ronchi sotto l'Impero asburgico.  Siamo intorno alla mezzanotte. Tutti dormono, o almeno ci provano, quando all'improvviso.  scoppia un temporale di quelli spaventosi tipici estivi.  E dove va a cadere un fulmine? Non su un albero in mezzo alla campagna ! Va a schiantarsi dritto sulla palazzina dell'elegante villa di Pongibeau. Una villa signorile.  Che in quel momento, peraltro, ospitava dei villeggianti di un certo rango: nientemeno che la famiglia del Cavaliere de Juriscovich, signori arrivati apposta da Trieste. Ora, la traiettoria di questo fulmine ha del romanzesco. Buca il soffitto, s'infila direttamente nella sala maggiore – immaginatevi il botto, la puzza di zolfo! – poi decide di scendere per le scale, attraversa la cucina, e va a finire la sua corsa nel cortile posteriore.  E sfortuna volle che in...

Di là


Tutte le volte che si indica oltre il muro, guardando verso Est, nei film, nei documentari, nelle testimonianze, si dice sempre "di là". Ti racconteranno, "di là". Come essere in una sorta di mondo parallelo, ma alieno, come vivere una sorta di stato di impersonificazione, come vivere in una sorta di entità astratta, priva di consistenza, dove annullarsi, dove smarrirsi. Dove essere niente. Eppure, oltre il muro, di là, si sono consumate vite, sogni, speranze, illusioni, non meno che di qua. Quel di qua che alla fine ha annesso il di là per quell'omologazione che ha comportato che un tempo, ove oltre quel muro giungevano venti e sogni rivoluzionari, anche se spesso di rivoluzioni tradite o mai compiute, oggi giungono venti controrivoluzionari che percuoteranno in un cortocircuito epocale e storico quel tempo che viviamo ove non esiste più né di qua né di là e ove si arriva a rimpiangere, senza neanche averlo conosciuto, sbagliando o forse no, quando c'era il di là.

mb

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