Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...
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Monfalcone, la toponomastica racconta l'identità politica di una città da sempre moderata ma nelle scuole prevale l'intitolazione militare
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Se si vanno a guardare dal 1948 ad oggi le volontà democratiche del
popolo monfalconese alle urne, si sono affermati ben otto sindaci
democristiani, cinque sindaci socialisti sino al 1993, tre sindaci
seppur con mandati rinnovati di centrosinistra, dal 1993 al 2016 e dal
2016 amministra la destra radicale. Una città fondamentalmente di
spirito centrista, moderato, moderazione che la si intravede anche nella
storia della toponomastica e odonomastica cittadina. Perchè a volte i
nomi dei luoghi, delle vie, delle strade e delle piazze, parlano meglio
di qualsiasi altro atto e gesto politico. Fotografano ciò che è stato ma
che non è detto che continuerà ad essere, perchè oggi riuscire a
cambiare i nomi delle vie, nel bene o nel male, dipende dai punti di vista, è decisamente più
complicato rispetto al passato che rischia pertanto di essere indelebile
e rappresentare un mondo, una società che non esiste più con tutte le contraddizioni del caso. Su circa 300
vie esistenti, sono meno di una decina, quindi effettivamente pochissime, quelle dedicate espressamente a
personaggi o eventi collegati alla identità politica notoriamente della
sinistra e dell'antifascismo, citiamo le classiche Giacomo Matteotti,
via della Resistenza, via Primo maggio, via Fratelli Cervi, via Fratelli
Fontanot, via XV aprile, via Antonio Gramsci ad esempio. Primeggiano
decisamente le vie dedicate ai santi o a questioni religiose, se ne
contano poco meno di una trentina, ma complessivamente per la tipologia
di intitolazioni, sono quelle prevalenti, citiamo ad esempio via san
Francesco d'Assisi, san Gabriele, san Giacomo, san Giorgio, san Giovanni
Bosco, san Giusto, via san Gregorio, san Nicolò, san Poletto, san Polo,
san Rocco, san Sergio, san Vincenzo de Paoli, san Vito, santa Rita,
sant'Ambrogio, sant'Anna, sant'Antonio, sant'Elia, alcune androne
dedicate a dei santi, o via del Redentore, del Rosario, della Basilica,
della Carità, via don Ferdinando Tonzar e don Pietro Fanin. Una città
dove vi sono strade dedicate chiaramente a personaggi collegati alla
serenissima, come alla via dedicata al podestà Francesco Nani che fu
inviato a Monfalcone come rappresentante della Cancelleria Pretoria
della Serenissima, al nazionalismo, come D'Annunzio o Guglielmo Oberdan,
alla storia romana, come Aulo Manlio Torquato, o esploratori come Giovanni da Verrazzano, tanti
i pittori come Pintoretto, a musicisti, come Tartini, ma anche vie
tutte nostrane, come Grota del Diau Zot. Nome che ricorda la leggenda
della famigerata grotta del diavolo zoppo, in quella grotta, dopo un
litigio per la custodia del tesoro tra il diavolo e l'angelo, il diavolo
nel fuggire con il tesoro divenne zoppo. Tesoro che non venne mai
ritrovato e più di una persona, si racconta, che perse la vita per
cercarlo. Discorso diverso invece per le scuole dove a Monfalcone vi è
un dominio di intitolazioni tanto nell'Istituzione scolastica che in
alcuni plessi della stessa a favore di personalità o personaggi
collegati alla grande guerra, all'ambito militare, come Randaccio,
Giacich, Duca d'Aosta, Sauro, Toti, Cuzzi, o irredentisti come Battisti,
mentre altri plessi non hanno un nome e sono associati a nomi delle
vie, ed una minoranza è invece intitolata a personalità politiche di
spessore tutt'altro che espressione di nazionalismo o irredentismo, come
Sandro Pertini, o Michelangelo Buonarroti e Carlo Collodi e su ciò c'è
sicuramente da riflettere e forse anche agire in merito a questo
evidente sbilanciamento "nazionalistico" delle intitolazioni delle
scuole monfalconesi.
Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione? La matematica non è una opinione qualcuno disse... 1) per un calcolo della superficie e della capienza, il limite preso di misura è un numero di 4 persone/mq, 2) Piazza del Popolo ha una metratura di di 17.100 mq con una capienza massima e teorica di 68.400 ; 3) Piazza san Giovanni ha una superficie di 39.100 mq, con una capienza totale, quindi, di 156.000 persone. Direi che è arrivato il momento di non dare più i numeri... Marco B. MANIFESTARE A ROMA, QUANDO I PARTITI DANNO I 'NUMERI' - La fisica, con il principio della impenetrabilità dei solidi, insegna che due oggetti non possono occupare lo stesso spazio. Eppure c'é chi ritiene che questo classico teorema non si applichi alle persone, soprattutto se convocate in un determinato luogo ad esprimere pubblicamente la loro opinione politica. Fuor di metafora: quando si tratta di conteggiare i partecipanti alle manifestazioni, i partiti "danno i numeri"...
Il 13 novembre in tutto il mondo si celebra la Giornata Mondiale della Gentilezza, nata da una conferenza del 1997 a Tokyo e introdotta in Italia dal 2000. Per questa propongo una storia per le classi di scuola primaria. La storia che segue, ambientata a Trieste, ha per protagonisti tre supereroi ed una nonna, Rosellina. Il disegno è stato fatto in una classe di una scuola dove la storia è stata letta. mb I tre supereroi e la nonnina Rosellina C’era una volta, anzi no. C’erano una volta tre supereroi. Avete presente quelli con i super poteri che si vedono nei film? Nei cartoni animati? Nei fumetti? Sì, proprio loro. E si trovavano in una bellissima città italiana, Trieste. Non erano mai stati prima a Trieste. Rimasero stupiti nel vedere quanto era lungo il molo sul mare, e quanto era enorme la piazza con due alberi di due navi dove sventolavano le bandiere, ogni tanto. Dopo essersi fatti un selfie sul molo Audace che è costruito sui resti di una vecch...
Trieste, Triest, o Trst, Udine, Udin, Weiden o Viden. Due città distanti poco meno di 100 km. Con una cultura profonda, una storia complessa, che ancora oggi divide. Due città capoluogo di due regioni differenti, con identità differenti, il Friuli, Udine, la Venezia Giulia, Trieste per fondersi e confondersi con una mescolanza spesso mal digerita nell'unità del Friuli Venezia Giulia senza più alcun trattino divisore passando dal cuscinetto della Bisiacaria. Nonostante nel complesso si sia in una regione poco più piccola della sola provincia di Bari per popolazione. La sua area è pari a 7.924 km² cioè di poco superiore alla provincia di Sassari o Torino o Cosenza o Bolzano ad esempio. Ma con o senza trattino la divisione e la rivalità tra queste due città esiste, persiste e resiste. Dai dileggi, ai giochi, dallo sport, dal basket al calcio, a tutto ciò che può portare alla rivalità. Due bellezze contrapposte se non opposte, dalla bora di Trieste all'eleganza di Udine, ...
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