A che punto è lo stato del bilinguismo in Istria? Parte, in Croazia, un'indagine a campione





Quattro sono i comuni interessati, a campione, come rende noto Radiocapodistria, Buie, Torre, Rovigno e Sissano da quella che è stata definita come una sorta di "indagine sul campo che comprende enti pubblici ed aziende private" per valutare l’applicazione del bilinguismo visivo, l’uso della lingua italiana e la percezione nei confronti della lingua minoritaria. Ciò è dovuto alla ricerca commissionata dal Consiglio sulla vitalità della lingua italiana nella regione istriana croata.

Come è noto l’Istria è una regione storica le cui peculiarità e singolarità si sono manifestate nell’arco di tutta la sua storia, e nello Statuto della Regione Istriana croata se ne riporta sinteticamente ed in modo efficace una ricostruzione:
- territorio abitato dagli Istri nell’epoca antica,
- X regione “Veneta et Histra” nel periodo dell’Impero Romano (dal I al V secolo),
- Contea nel periodo dei Franchi (dal 788 al 952),
- Margraviato nel periodo dei Franchi (dal 788 al 952),
- Margraviato dall’XI secolo sotto il dominio di diverse dinastie laiche ed ecclesiastiche, ad
incominciare dal XIII secolo sotto i patriarchi aquilani,
- Contea di Pisino sotto i conti goriziani e gli Asburgo (dal XII al XVIII secolo),
- territorio in cui le città litorali istriane durante il dominio di Venezia (dal X al XVIII secolo) godevano di un ampio autogoverno,
- Regione durante il periodo dell’Austria (dal 1797 al 1805),
- Dipartimento istriano nel Regno d’Italia (dal 1806 al 1809) e Provincia illirica (dal 1809 al 1813)
all’epoca di Napoleone,
- Distretto istriano in seno al “Litorale austriaco” durante il dominio austriaco (dal 1813 al 1825),
- Distretto istriano ai tempi dell’Austria-Ungheria (dal 1825 al 1860),
- Provincia Istria in cui operava la Dieta nazionale Istriana con sede a Parenzo (dal 1861 al 1918) nel periodo dell’Austria-Ungheria,
- Provincia di Pola ai tempi del Regno d’Italia (dal 1918 al 1943),
- territorio in cui si svolgevano le attività dell’Assemblea Nazionale Provinciale quale Dieta Istriana e del Comitato Provinciale di Liberazione Popolare per l’Istria (dal 1943 al 1945),
- Distretto di Pola, parte del Distretto di Fiume, parte del Territorio libero di Trieste e altre forme di
autogoverno in Croazia, durante la Iugoslavia (dal 1945 al 1992),
- Regione istriana in seno alla Repubblica di Croazia (1993);


Nello Statuto della Regione Istriana croata si specifica che vi è l'uso ufficiale paritetico delle lingue croata e italiana che dovrà trovare affermazione secondo le disposizioni come contemplate dalla legge, dai vari statuti, dalle varie autonomie locali.  Abbiamo già visto che nell'Istria slovena emerge un quadro diverso in materia di attuazione del bilinguismo tra, ad esempio, la città di Capodistria e Pirano. Così come anche dei problemi si registrano in Croazia, come nella città di Fiume/Rijeka dove solo recentemente si stanno registrando delle prime aperture ritenute importanti.

Bilinguismo che è importante da garantire e tutelare oltre che per ragioni di diritti e identità storiche e nazionali, anche per ragioni di semplice opportunità, visto che si vive in una zona di confine, di frontiera, e ciò è una grande opportunità culturale e con rilievi economici notevoli. Certo, è innegabile, che questa sensibilità al contrario non c'è verso lo sloveno, ad esempio, in molte zone della Venezia Giulia, se ad esempio a Nova Gorica praticamente tutti sono in grado di dialogare in italiano, a Gorizia, non si può dire la stessa cosa per quanto concerne la conoscenza della lingua slovena.   Mancanze che alla fine dei conti pagherà la città e la sua struttura sociale ed economica e culturale. 

In Friuli Venezia Giulia da tempo si avviano delle indagini sul punto, per verificare lo stato di attuazione del plurilinguismo. 
Tedesco, sloveno, friulano, sono le tre lingue delle minoranze che hanno consentito a questa regione nel 1963 a conseguire il suo stato di specialità.  La prima indagine sulle comunità linguistiche del Friuli Venezia Giulia, commissionata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia a Istituti delle stesse comunità  è del 2006, effettuata nell’autunno 2007 e conclusa a febbraio 2008. 
Le “comunità linguistiche” sono presenti in  199 comuni sui 215.  Come hanno reso noto la lingua friulana è la più diffusa tra le comunità linguistiche autoctone del Friuli Venezia Giulia ed è parlata in 178 comuni delle province di Udine, Pordenone e Gorizia (ex L.R. 15/1996), su un totale di 213 comuni delle tre province.
 La lingua slovena è parlata nei comuni delle province di Udine, Gorizia e Trieste nella fascia frontaliera, da Muggia a Tarvisio, con l’attuale Repubblica di Slovenia. L’indagine è stata effettuata su 30 comuni delle tre province interessate. 
La comunità germanica del Friuli Venezia Giulia è presente in 5 comuni della provincia di Udine, rispettivamente nella fascia frontaliera con la Repubblica d’Austria (carinzianidella Val Canale/Kanaltaler) e nelle isole linguistiche di Sauris/Zahre (saurani) e di Timau/Tischlbong (timavesi), frazione di Paluzza.
mb

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