Il piccolo "Spomenik" di Ronchi il monumento dedicato al partigiano Andrijic

Immagine
    La Jugoslavia del dopoguerra. C'è Tito, il paese è uscito a pezzi da un conflitto mondiale ferocissimo, e il regime socialista deve decidere come ricordare i propri morti. Di solito si mettono in piedi i soliti monumenti, il generale di bronzo, il soldato col fucile, la vedova in lacrime. E invece no! Fanno una scelta pazzesca. Chiamano i migliori architetti e designer dell'epoca — gente del calibro di Vojin Bakić o Ana Bešlić — e dicono: "Dobbiamo guardare al futuro" . Nascono così gli spomenik : queste gigantesche opere d'arte astratte, futuristiche, che sembrano quasi astronavi atterrate in mezzo alle montagne o alle foreste o nel nostro Carso. L'effetto è potente ancora oggi, da Podgarić a Kozara, fin dentro i confini della vicina Slovenia. Ti trovi davanti a questi blocchi di cemento e rimani a bocca aperta. Ma la cosa veramente incredibile, che uno non si aspetterebbe, è che queste opere esistono anche da noi, in Italia. Certo, sono pochissime le ci...

Ronchi, un paese in crisi. Se si fermano i piccoli comuni, sarà uno stop per tutto il Friuli Venezia Giulia


L'ennesimo articolo sul Piccolo, evidenzia lo stato di abbandono in cui si trova uno dei palazzi reputati di pregio di Ronchi, in pieno centro. Villa San Carlo. Al cui interno da tempo, pare, si addentrano ragazzi in cerca di chissà quali avventure, a rischio della propria incolumità. Come in ciò che è rimasto della storia villa Hinke, oggi uno scheletro, dove vi sono anche delle trincee ben conservate, che non hanno nulla da invidiare a quelle più blasonate di Redipuglia, trincee di Ronchi sconosciute ai più, e la cui area potrebbe essere destinata a mille funzioni pubbliche. Ma chi investe oggi a Ronchi? E che dire dell'area delle casette costruite durante il ventennio fascista che crollano in modo desolante? Il cui futuro pare essere oramai chiaro, non c'è. O del complesso invenduto dell'area dell'ex cotonificio di Vermegliano? Doveva diventare chissà cosa, oggi un posto in gran parte vuoto, abbandonato, come alcuni edifici centrali sparsi per Ronchi, per non parlare delle tante case invendute, altre in stato di decadenza anche in zone centralissime, oltre che nelle zone più periferiche, da Selz a Soleschiano, a Vermegliano a San Vito, se ne è perso il conto. In un paese che ha visto la propria fisionomia essere in modo impattante cambiata con palazzoni che ne hanno stravolto la linea dagli anni '60 in poi. Si è costruito parecchio a Ronchi, più del dovuto, ed oggi è tutto fermo, immobile, appunto. Pur essendo collegato all'aeroporto, che si augura prima o poi di veder decollare, è sconnesso dal proprio scalo, d'altronde basta vedere le condizioni in cui si trova la strada per raggiungerlo a piedi o in bicicletta, per rendersi conto della situazione. E che dire del commercio? Basta farsi una passeggiata per le vie del centro e non solo per vedere quante sono, per diverse ragioni, le attività che hanno chiuso e chi resiste, lo fa con grande passione e sacrificio.
Ronchi viene concepita da molti come la periferia di Monfalcone, cittadina che non arriva ai 30mila abitanti che da tempo vive di profondi problemi sociali. Eppure, per molti, Ronchi è un paese autonomo e indipendente rispetto a Monfalcone, basta vedere la risposta che c'è stata al progetto di fusione, con Monfalcone. Un no netto, proprio perchè si viveva nel timore di diventare formalmente e sostanzialmente la periferia di una cittadina già di suo problematica e di essere trascinati a fondo con Monfalcone. Ronchi va per la sua strada. Quale?
Da anni si è in presenza sostanzialmente di ordinaria amministrazione, con una governance che in sostanza ha una sua continuità quasi da vent'anni a questa a parte, e che deve fare i conti con un sistema sociale e politico in crisi, senza identità, con la spada di Damocle del patto di stabilità che ha strangolato progetti e investimenti, salvo quel qualcosa che ha trovato piede, dopo anni, ma nulla di straordinario rispetto all'ordinarietà delle cose. La scuola per un paio d'anni ha perso qualche classe, a causa del calo demografico che interessa ovviamente anche Ronchi. Poco meno di 12 mila sono gli abitanti. Ora si trova in una fase di equilibrio, ma nella consapevolezza che non si è in fase di crescita,  e che si deve ragionare anno per anno nella speranza di non perdere pezzi, come un problema fondamentale è la questione del lavoro, i fantasmi della Detroit sono stati impattanti per un territorio piccolo come questo, la zona industriale con il polo intermodale, visto quanto è costato alla collettività, potrebbe trarne beneficio, essere un motore fondamentale per l'economica di Ronchi, con il sistema merce dello scalo, ma ad oggi, arranca, salvo qualche eccezione importante che c'è, ma che non è la regola. In una (ex) provincia di Gorizia che ha un tasso di disoccupazione in proporzione alla popolazione residente enorme. A due cifre.  Manca una visione, un progetto futuro? Nessuno ha la bacchetta magica, sicuramente, non si può far finta di non vedere lo stato delle cose. Ronchi è in crisi, come gran parte dei piccoli Comuni in FVG. E visto che la peculiarità del FVG sono i piccoli comuni, la quasi totalità, se non si rilanciano i piccoli comuni, non si rilancia la regione. La regione è stata in questi anni troppo Trieste centrica e Udine centrica. E' assolutamente giusto investire e sostenere i rispettivi capoluogo, regionale e del Friuli,  così come a parer mio è arrivato il momento di rivedere la suddivisione della regione con la costituzione della provincia autonoma di Trieste e del Friuli, Ronchi dovrebbe rientrare in quella di Trieste, ma è altrettanto fondamentale sostenere i piccoli comuni. Se si fermano i piccoli comuni, ed in FVG su 215 sono solo una decina quelli sopra i 15 mila abitanti, sarà stop per l'intero FVG.
mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?