Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

La nuova capitale d'Egitto,oasi per ricchi,nel Paese dove povertà e analfabetismo e malcontento sociale crescono




Lì dove non c'era niente, salvo il deserto, in modo vertiginoso, la cementificazione del territorio, avanza come una delle tempeste di sabbia più temibili della storia d'Egitto, che porterà alla costruzione di una metropoli di sei milioni, circa ,di abitanti, annunciata nel 2015, a 45 km dal Cairo. Dall'alto sta prendendo la forma di un ferro di cavallo. Con operai che lavorano a ritmi enormi e chissà in quali condizioni di sicurezza e con quali diritti, nell'Egitto dove niente fa rima con diritti umani. Ancora non ha un nome, ma in Egitto è chiamata come Sisi City, anche se per tanti è solo la Nuova Capitale Amministrativa, la città del dittatore egiziano al potere dopo il colpo di Stato del luglio 2013. Deve diventare la nuova la nuova capitale amministrativa e finanziaria dell'Egitto, che ospita i principali dipartimenti governativi e ministeri, nonché le ambasciate straniere. Un progetto faraonico che coinvolge una pluralità di realtà nella sua edificazione, a partire dai cinesi, e che dovrebbe avere diversi primati, tra torri, parchi e palazzi, con la cattedrale la Natività di Cristo, tra le più grandi del mondo arabo e una moschea inferiore solo, di poco, alla Grande Moschea della Mecca. Tanti primati, insomma, per una città off limits per i meno abbienti, in un Paese con i livelli di istruzione tra i più bassi del mondo, solo il 75% circa degli egiziani è alfabetizzato, con un tasso di mortalità infantile enorme, uno stato di povertà crescente in un Paese che vede il proprio debito pubblico pur se alleggerito ultimamente ma con le casse dello stato in profondo deficit, con crescita dell'inflazione e taglio ai sussidi sociali,che lasceranno il segno. In Egitto proprio per queste ragioni il popolo nel 2011 era sceso in piazza con quel processo rivoluzionario che porterà alla caduta di Mubarak, passerà anche dalla rivoluzione sociale tradita, con l'unico presidente democraticamente eletto nella storia d'Egitto, Morsi, ribaltato, dal colpo di stato che porterà al potere colui che sta realizzando, tra l'altro, la sua città "faraonica" la più grande speculazione di tutti i tempi nella storia d'Egitto, per tanti, per altri, invece, una necessaria grande colata di cemento colossale che porterà all'oasi dei ricchi a  soli 45 km dal Cairo. 
mb

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