Verde, bianco, rosso e a stelle e strisce: l'incredibile parabola del nazionalismo italiano con l'ostentazione del tricolore ovunque

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Ora, pensate per un momento a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi. Se persino sul Silos di Monfalcone, un edificio industriale, un pezzo di storia del lavoro — hanno piazzato due tricolori mastodontici, visibili a chilometri di distanza... beh, di cosa ci stupiamo più? Siamo di fronte a quella che, storicamente parlando, è una clamorosa, inequivocabile ostentazione della bandiera nazionale!  E la cosa straordinaria, se ci pensate, è che noi italiani con questa bandiera abbiamo sempre avuto un rapporto, come dire... complicato . Non  è come negli Stati Uniti o in Francia! In Italia non c'è mai stata quella viscerale, profonda simpatia popolare per il vessillo. Perché siamo più regionalisti, perchè l'Italia è composita, complessa, senza dimenticare il passato che sicuramente ha lasciato il segno. E badate bene, è un paradosso incredibile: stiamo parlando della bandiera della Costituzione, la bandiera nata dalle lotte del Risorgimento e poi rifondata dalla Resistenza! ...

La nuova capitale d'Egitto,oasi per ricchi,nel Paese dove povertà e analfabetismo e malcontento sociale crescono




Lì dove non c'era niente, salvo il deserto, in modo vertiginoso, la cementificazione del territorio, avanza come una delle tempeste di sabbia più temibili della storia d'Egitto, che porterà alla costruzione di una metropoli di sei milioni, circa ,di abitanti, annunciata nel 2015, a 45 km dal Cairo. Dall'alto sta prendendo la forma di un ferro di cavallo. Con operai che lavorano a ritmi enormi e chissà in quali condizioni di sicurezza e con quali diritti, nell'Egitto dove niente fa rima con diritti umani. Ancora non ha un nome, ma in Egitto è chiamata come Sisi City, anche se per tanti è solo la Nuova Capitale Amministrativa, la città del dittatore egiziano al potere dopo il colpo di Stato del luglio 2013. Deve diventare la nuova la nuova capitale amministrativa e finanziaria dell'Egitto, che ospita i principali dipartimenti governativi e ministeri, nonché le ambasciate straniere. Un progetto faraonico che coinvolge una pluralità di realtà nella sua edificazione, a partire dai cinesi, e che dovrebbe avere diversi primati, tra torri, parchi e palazzi, con la cattedrale la Natività di Cristo, tra le più grandi del mondo arabo e una moschea inferiore solo, di poco, alla Grande Moschea della Mecca. Tanti primati, insomma, per una città off limits per i meno abbienti, in un Paese con i livelli di istruzione tra i più bassi del mondo, solo il 75% circa degli egiziani è alfabetizzato, con un tasso di mortalità infantile enorme, uno stato di povertà crescente in un Paese che vede il proprio debito pubblico pur se alleggerito ultimamente ma con le casse dello stato in profondo deficit, con crescita dell'inflazione e taglio ai sussidi sociali,che lasceranno il segno. In Egitto proprio per queste ragioni il popolo nel 2011 era sceso in piazza con quel processo rivoluzionario che porterà alla caduta di Mubarak, passerà anche dalla rivoluzione sociale tradita, con l'unico presidente democraticamente eletto nella storia d'Egitto, Morsi, ribaltato, dal colpo di stato che porterà al potere colui che sta realizzando, tra l'altro, la sua città "faraonica" la più grande speculazione di tutti i tempi nella storia d'Egitto, per tanti, per altri, invece, una necessaria grande colata di cemento colossale che porterà all'oasi dei ricchi a  soli 45 km dal Cairo. 
mb

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