L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

FVG: dall'operazione grande Tagliamento a quella contro i casalesi. Altro che finta emergenza migranti

Il FVG, terra le cui radici sono latine, germaniche e slave, supera di poco un milione di abitanti ed ha una incidenza di stranieri richiedenti asilo o titolari di protezione internazionale complessivamente dello 0,36%. Cioè neanche a 5000 migranti si arriva. E tutto ciò è bastato per militarizzare la regione, con i controlli ai confini, creare campagne di odio e paura. Tra telecamere ai confini, militari, ronde, CPR, e decreti sicurezza che invece andranno a determinare insicurezza, visto che centinaia di migranti rischiano di finire in mezzo alla strada, l'ossessione per una emergenza che non esiste se non nella mente di chi mente, ha prevalso. 
Quando invece la vera emergenza con cui fare i conti è quella che da tempo immemore si accanisce contro l'Italia pur essendo tristemente un prodotto rigorosamente made in Italy di cui avremmo fatto certamente a meno. Mafie e malaffare.  Questo 2018 il FVG ha chiuso con il "botto" in tal senso. Dall'operazione choc Grande Tagliamento chiamata così perchè eleva a manifesto dell’indagine vicende di vera e propria spartizione dei lavori da realizzare a destra e a sinistra del Tagliamento, fiume che divide il Friuli Venezia Giulia dal Veneto.  Dove Si parla di associazione a delinquere, turbativa d’asta, inadempimenti e frodi nelle pubbliche forniture, subappalti in violazione di legge e concussione. Su cose che poi incidono sulla vita di tutti noi. Pur non essendo mafia, è qualcosa di non meno importante. All'operazione contro i casalesi. Che porta alla conquista anche di "Pola" non nel modo in cui speravano forse nostalgici nazionalisti ma con le mafie, con la camorra.Si è passati da sfumature di mafie, a rischio radicamento, a segnali di stazionamento. Il FVG sta diventando ponte per le mafie verso Est e Ovest. E' difficile dire se oramai è tardi, di inchieste, denunce, e allarmi ne sono stati lanciati a bizzeffe nel tempo a partire dal nostro giornale, il Piccolo, in questi ultimi anni. Ma tutto pare essere caduto nel vuoto, salvo accendere il faro quando si realizzano operazioni come quelle che si commentano. Servono rinforzi di personale, servono strutture, servono mezzi e risorse, la vera emergenza è questa a non la pagliacciata populista dei "migranti". Il problema è che se la lotta alle mafie non porta voti, almeno in quantità notevole, quella contro i migranti, forse sì.
Marco Barone

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