Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Le due sinistre opposte scese in piazza.Da quella insieme ai 40mila di Torino a quella invisibile dei 100mila di Roma


Due manifestazioni importanti. Dal peso politico chiaramente ed evidentemente diverso. Una manifestazione a Torino, a sostegno della Torino Lione, che nel corso dei decenni ha subito contestazioni, stop, repressioni verso chi diceva no, militarizzazioni e quant'altro ancora. A cui ha aderito anche una parte della sinistra, o meglio quella che da alcuni viene considerata come tale, il Pd. Ed il tutto in un Paese che alle prime piogge è franato, collassato, con miliardi di euro di danni, con lo stato d'emergenza dichiarato in 11 regioni su 20. Si continua a parlare di grandi e inutili opere quando l'unica opera che servirebbe è solo la messa in sicurezza del territorio, già devastato sin oltre ogni limite di tolleranza accettabile. E poi una seconda sinistra. Quella dei 100 mila di Roma, Indivisibili sotto il segno dell'antirazzismo. E diventati invisibili. Totalmente ignorata dai principali media. Come se l'emergenza razzismo fosse finita, o fosse stata solo fuffa elettorale. Certo che se l'Italia deve ripartire dalla piazza di Torino, non stupiamoci se nei prossimi decenni si consolideranno al governo chi oggi ha il potere. Che forse è quello che un Paese da repubblica delle banane come il nostro effettivamente si merita, visto quello che succede. Questo è quello che insegna questo 10 novembre. La scollatura pesante ed evidente che c'è in Italia. Torino e Roma ne sono la vetrina chiara.

Marco Barone

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