Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

Immagine
La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Il Presidente egiziano in Italia. Lo stato ha rinunciato alla verità per Giulio Regeni?


La prima visita del Presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, appena eletto, in Europa avvenne, non a caso in Italia. Perchè i rapporti tra Italia ed Egitto si narra che sono millenari e l'Italia ha bisogno dell'Egitto per esercitare i suoi affari nell'interesse della propria economia privata. E l'Egitto ha bisogno dell'Italia come sponda per l'Europa. Poi, nel 2016, un cittadino italiano ed europeo, sparisce nel nulla, il 25 gennaio del 2016, per essere ritrovato, il suo corpo, il 3 febbraio. Da quel momento i rapporti tra Italia ed Egitto saranno tesi, Giulio Regeni, venne massacrato ed il massacro è stato coperto da chi regge il sistema del potere egiziano.

Tra depistaggi, ostruzionismi, cose non dette, e prese in giro. Tanto ad arrivare a dire in Egitto da parte di chi è al potere che Giulio era come uno di loro. Certo, per come massacrato e per il silenzio e l'impunità che doveva seguirne, forse sì. In questo caso ha rischiato di essere come uno dei tanti egiziani uccisi in un regime che non ha nulla di meno rispetto ai regimi autoritari e dittatoriali che nel '900 sono stati combattuti perchè espressione di quel male che si sperava di non dover più conoscere. Ma questo male esiste.

Ed è qui tra noi. Per avviare la normalizzazione dei rapporti venne rispedito in Egitto l'ambasciatore italiano. Il suo richiamo in Italia non era mai stato digerito in quel paese. E la prima visita che effettuerà, non appena rientrerà nella terra di Cleopatra, non a caso sarà proprio all'Ospedale italiano Umberto I al Cairo. Orgoglio della comunità italiana in Egitto.
Che porta il nome di un re, Umberto I, che soprattutto da diversi in Sicilia viene vissuto con nostalgia. Tanto che come verrà riconosciuto dall'ambasciatore egiziano che si è insediato a Roma è stato il pronipote della famiglia Benedetti, considerata come "amica dell'Egitto", ad aver avuto un ruolo fondamentale nei rapporti tra Italia ed Egitto, durante quell'anno e mezzo di "sospensione".  E in quell'ospedale nella sua cappella, per non dimenticarlo, c'era il corpo di Giulio.
I rapporti tra Italia ed Egitto a livello economico sono continuati come se niente fosse tanto che si arrivò a dichiarare che"l’Egitto è un partner indispensabile per l’Italia. l’Italia è il terzo partner commerciale dell’Egitto a livello mondiale, il secondo in Europa per un volume di affari di 5 miliardi di euro". Affari che si sono consolidati proprio durante quello che doveva essere un periodo di tensione se non di crisi tra Italia ed Egitto. Le relazioni economiche hanno continuato a rimaner vitali, come le relazioni politiche, tra visite e strette di mano. 
Ogni tanto qualcuno usciva dal corridoio del sistema, pronunciando parole importanti, non di stile, non fumose, ma il sistema, fermo e deciso e compatto ha indirizzato come destinazione la meta ignobile ed infame della normalizzazione. Un cittadino italiano, ed europeo, è stato torturato, massacrato ed ucciso in Egitto. Non ha avuto verità e giustizia. 
Ed ora, in Italia, si riceve il presidente egiziano. A Palermo. Ci sono ragioni di "stato" che devono prevalere. Se il caso di Giulio fosse stato trattato come affare di stato forse oggi si racconterebbe una storia diversa. Dopo 1000 giorni di menzogne e tre governi che si sono succeduti, si può iniziare a chiedere se lo stato italiano ha rinunciato alla verità per Giulio Regeni? 
Questo stato, volutamente scritto con la s minuscola, non rappresenta e non appartiene a quell'Italia che ogni giorno, in ogni luogo, spazio e dimensione, pretende verità per Giulio.

Marco Barone

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?