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L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Quel sacrosanto appello nato dalle scuole slovene di Trieste contro la manifestazione dei casapoundisti del 3 novembre

"Liceo scientifico France Prešeren, Istituto Giosuè Carducci – Dante Alighieri, Liceo delle scienze umane Anton Martin Slomšek, Istituto professionale per l’industria e l’artigianato Jozef Stefan e Istituto tecnico Žiga Zois chiedono in una lunga lettera «che le autorità locali intervengano e proibiscano tale manifestazione»." Questo quanto pubblicato con il giusto risalto dal Piccolo di Trieste. Purtroppo, da constatare, che non tutte le scuole triestine hanno risposto all'appello contro il corteo di Casapound, ma non importa. Quello che importa è che qualcosa di profondo e di importante si sia mosso lì dove si costruisce giorno dopo giorno quel pilastro fondante una società imperniata nei valori di libertà, uguaglianza e fratellanza. Il fascismo del confine orientale è stato il peggior fascismo avuto dall'Italia. Qui le leggi razziali, sono state anticipate contro i tentativi di pulizia o bonifica etnica esercitati contro gli sloveni. A partire dalle scuole. Hanno cercato di ammazzare l'identità dello sloveno. Tramite quel razzismo generalizzato contro gli slavi che sarà una costante dalla marcia su Fiume, fino a quella su Roma, passando dall'assalto al Narodni dom di Trieste e di Pola nel luglio del 1920, al Trgovski dom di Gorizia del 4 novembre del 1926. E non a caso le leggi razziali vennero proclamate a Trieste. Perchè già terreno fertile oltre ad essere una delle città con la più alta percentuale di ebrei in relazione alla popolazione residente.
Non poteva che partire dalle scuole di lingua slovena triestine un chiaro appello che ha coinvolto le rispettive comunità scolastiche per pretendere il no allo svolgimento del corteo dei casapoundisti. Purtroppo se forze come queste possono oggi manifestare, è perchè in Italia si è stati fin troppo democratici, si è cercata la democratizzazione del fascismo, cosa iniziata fin dalla fine della guerra, e gli appelli che arrivano a ridosso delle elezioni europee da parte del Parlamento europeo, con il quale si vorrebbero mettere al bando organizzazioni fasciste, sono tardivi, perchè è stata la stessa Europa a consentirne una legittimazione attraverso la partecipazione ai processi elettorali. Ma questo non significa che non si possa interpretare in modo rigido e rigoroso la nostra Costituzione, semplicemente dicendo ora il vento è cambiato, ora è il momento di dire basta. Basta tolleranza. Ma per arrivare a ciò serve un profondo lavoro culturale che deve iniziare dalle scuole, e l'appello di alcune scuole triestine è sacrosanto, perchè va proprio in questa direzione.

Marco Barone 

segue testo appello
 


I sottoscritti istituti superiori di Trieste vogliono far sentire la propria voce in merito alla manifestazione indetta da CasaPound in occasione del 3 novembre, data in cui commemoreremo la conclusione della prima guerra mondiale, quando un secolo fa, dopo anni di sofferenze e milioni di morti, venne finalmente ristabilita la pace.

Crediamo che non a caso CasaPound abbia scelto proprio Trieste, città dove il fascismo mostrò sin dai suoi albori il suo lato più nazionalista e razzista. In nome della presunta inferiorità delle locali popolazioni slovena e croata e della necessità di italianizzarle, il fascismo ne cancellò cognomi e toponomastica, ne chiuse scuole e associazioni culturali e ne vietò l’attività pubblicistica ed editoriale. Seguirono l’alleanza con il nazismo, l’infamia delle leggi razziali e la Risiera, unico campo di sterminio su suolo italiano.

Chiediamo all'attuale amministrazione comunale se tutto questo non le sembri piuttosto "forte", soprattutto considerando la censura del manifesto realizzato dagli studenti del Liceo Petrarca per la mostra Razzismo in cattedra in occasione dell'80° anniversario della proclamazione a Trieste delle leggi razziali: manifesto giudicato appunto "troppo forte" dalla suddetta amministrazione, che ha perciò rinviato l'inaugurazione dell'evento.

A scuola non si studiano esclusivamente i contenuti dai programmi ministeriali, ma si apprende l'importanza del rispetto delle istituzioni, si impara a essere cittadini migliori e si fanno propri i valori fondamentali per il progresso dell'umanità, quali la pace, l'uguaglianza, la tolleranza, l'accoglienza. Tutto ciò è quanto di più lontano possa esserci da un movimento politico che si ispira al fascismo.

Spostare la manifestazione dal centro cittadino a una zona periferica della città non risolve il problema. Per queste ragioni chiediamo che le autorità locali intervengano e proibiscano tale manifestazione. Come insegna il paradosso di Karl Popper, non si deve essere tolleranti con chi è intollerante: NO quindi a chi predica il razzismo e la violenza contro chi è diverso mirando a riportare Trieste al periodo più buio della sua storia.




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