Il 4 novembre ritornerà ad essere "festa della vittoria"? Approvata mozione sostenuta dal Governo


Il centenario della prima guerra mondiale in Italia ha determinato sfumature e dibattiti soprattutto nel 2015, l'anno in cui vi è stato l'anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia, spinta dai suoi nazionalismi reazionari condurrà, frantumando la neutralità, oltre 1 milione di persone alla morte, oltre 1 milione i feriti. Incalcolabili i danni economici per il Paese. I dati vogliono che nella prima guerra mondiale, in quattro anni di combattimenti, sono morti 650.000 soldati italiani e 600.000 civili, per un totale di 1.250.000 vittime; 1.100.000 soldati austroungarici e 470.000 civili, per un totale di 1.600.000 vittime; 1.400.000 soldati francesi e 300.000 civili, per un totale di quasi 1.700.000 vittime; 2.000.000 di soldati tedeschi e 450.000 civili, per un totale di quasi 2.500.000 vittime; oltre 2.000.000 di soldati russi e 1.500.000 civili, per un totale di oltre 3.500.000 vittime. Complessivamente sono morti oltre 10 milioni di soldati e oltre 7 milioni di civili, per un totale di oltre 17 milioni di vittime.Praticamente il 2 per cento della popolazione verrà ucciso dalla guerra. 

Questi sono i dati che sono emersi nella seduta della Camera del 4 ottobre, dove è stata approvata una mozione la 1-00033 presentata da Fratelli D'Italia, che ha accolto le richieste di modifica presentate dal Governo e pertanto il Governo ne ha fatto propri i contenuti. E cosa si dice in questi contenuti? Che l'attività celebrativa si è ridotta a ristrutturare i monumenti, alcuni dei quali resi non fruibili proprio in questo periodo, e che a detta di costoro "fondamentale, per la formazione dei giovani, è comprendere il significato di quella vittoria, non sotto il profilo militare, ma soprattutto sotto quello culturale, perché essa rappresentò il compimento del processo risorgimentale, facendo sentire per la prima volta gli italiani come un vero popolo sotto la stessa bandiera;  a parere dei firmatari del presente atto vi è stata una sorta di rimozione dell'evento della vittoria, frutto di un clima culturale che, purtroppo, deprezza valori fondamentali, come l'orgoglio e l'amore patrio, condannando apoditticamente i valori militari in nome di una malintesa ideologia «pacifista», in ragione della quale ci si dovrebbe quasi vergognare di aver combattuto e persino vinto una guerra, tanto è che, in Italia, il 4 novembre (giorno in cui fu firmato l'armistizio siglato con l'impero austro-ungarico) non è più un giorno festivo, e tantomeno una festa della vittoria, quanto la giornata dedicata alle forze armate" E conseguentemente si è impegnato il Governo  ad assumere tutte le iniziative necessarie per celebrare degnamente il centenario della vittoria, anche con il coinvolgimento delle istituzioni culturali del Paese, delle regioni e dei comuni."
Ed allora, ci si domanda, è stata tracciata la strada per far tornare il 4 novembre "festa della vittoria"?

In sostanza prepariamoci ad un 4 novembre 2018, di grande propaganda come forse non lo si vedeva da anni. Il 4 novembre che l'Italia si appresterà a celebrare vedrà nella guerra che ha cagionato distruzione, non la vergogna, come dovrebbe essere, una guerra di cui ci si dovrebbe solo vergognare e dove glorificare la vittoria, visto il prezzo pagato e le piccole fette di "terra conquistate" sarebbe a dir poco inopportuno, ma un valore da celebrare e onorare perchè ha determinato il compimento del "processo risorgimentale" facendo sentire per la prima volta gli italiani come un vero popolo. Vallo a spiegare a chi è stato occupato dall'Italia, vallo a spiegare ai famigliari che hanno perso figli, alle generazioni spezzate, che per la prima volta si son sentiti come un vero popolo,  grazie a quella carneficina che andrebbe condannata senza se e ma. 
Concetti non sorprendenti, propri di quell'indirizzo nazionalistico che cammina tra di noi.

Marco Barone

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