L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Come a Trieste si ricorda la proclamazione delle leggi razziali. Due targhe importanti ma collocate in posti invisibili



La prima targa d'acciaio venne collocata ai piedi della fontana dei Quattro Continenti, esattamente 75 anni dopo quel 18 settembre del '38, quando in una piazza, ora dell'Unità, gremita all'inverosimile, proclamò il dittatore fascista le leggi razziali.
Una targa che scivola insieme alla pavimentazione della piazza, spesso calpestata dall'indifferenza o semplicemente dall'inconsapevolezza, perchè invisibile e per porre rimedio a questa invisibilità, almeno nelle ore notturne, un faro proietta un piccolo fascio di luce per calamitare l'attenzione del passante.
Una seconda targa è stata apposta ai piedi del palazzo municipale di Trieste, in quello spazio angusto che da qualcuno è stato definito come pisciatoio. 






Per scorgerla devi proprio recarti sotto quel porticato, altrimenti non la noterai mica. Ciò ad 80anni dalla proclamazione di quel fatto terribile per la storia di Trieste e d'Italia.
Non resta che sperare che per i cent'anni da quell'infamia si possa magari unificare il tutto, per un ricordo ed una memoria più dignitosa e visibile. Con un memoriale, con un monumento, che sia centrale, comunicativo,  che possa trovare la sua giusta dimensione all'interno della cornice di piazza dell'Unità d'Italia, per quel mai più che deve connotare una società imperniata nei valori sacri di libertà, uguaglianza e fratellanza.

Marco Barone

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