Troppe parole straniere in Italia? Arriva proposta di legge che ne vieta l'uso in diversi casi con multe fino a 100mila euro


"È vietato l’uso di parole straniere per indicare attività commerciali, prodotti tipici, specialità e aree geografiche di denominazione italiana. La Repubblica promuove con ogni mezzo la tutela delle denominazioni italiane negli Stati esteri." Questa è una delle disposizioni del progetto di legge neanche a dirlo di Fratelli d'Italia 
 
E' sicuramente vero che in Italia c'è un problema di conoscenza dell'italiano, ciò è dovuto più che altro all'ignoranza diffusa nel Paese, all'abbandono scolastico, al fatto che siamo fermi quasi alla "terza media" per intenderci, e con una percentuale di laureati tra le più basse d'Occidente. L'Italia è un Paese piccolo, con una sua storia, che si inserisce in un mondo di oltre 7 miliardi di persone. E l'Italiano sarà destinato a diventare presto una seconda lingua anche in Italia perchè nel mondo per comunicare serve l'inglese soprattutto che nelle nostre scuole si è iniziato a rendere obbligatorio tardi tagliando fuori diverse generazioni.  Ma non è questo il problema dei firmatari. Il loro problema è di ben altro tenore.
 
I parlamentari firmatari di questa proposta di legge che visto il contesto politico nel quale ci troviamo va monitorata con assoluta attenzione  evidenziano che "secondo le ultime stime, infatti, dal 2000 ad oggi il numero di parole inglesi confluite nella lingua italiana scritta è aumentato del 773 per cento: quasi 9.000 sono gli anglicismi attualmente presenti nel dizionario della Treccani su circa 800.000 lemmi e accezioni. Da un confronto tra gli anglicismi registrati nel dizionario Devoto – Oli del 1990
e quello del 2017, per esempio, si è passati da circa 1.600 a 3.500, il che porta a una media di 74 all’anno".
 
Scrivono nella loro proposta che  "la lingua italiana è obbligatoria per la promozione e la fruizione di beni e di servizi pubblici nel territorio nazionale. Gli enti pubblici e privati sono tenuti a presentare in lingua italiana qualsiasi descrizione, informazione, avvertenza e documentazione relativa ai beni materiali e immateriali prodotti e distribuiti sul territorio nazionale".

Per le minoranze affermano che "la lingua italiana è la lingua ufficiale della Repubblica, che ne promuove l’apprendimento, la diffusione e la valorizzazione, nel rispetto della tutela delle minoranze linguistiche ai sensi dell’articolo 6 della Costituzione e della legge 15 dicembre 1999, n. 482."

Ricordiamo che in base a questa legge in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo.


Norme, quelle previste in questo antistorico testo di legge, che contemplano varie disposizioni anche per le scuole: "Negli istituti scolastici di ogni ordine e grado nonché nelle università pubbliche italiane le offerte formative non specificamente rivolte all’apprendimento delle lingue straniere devono essere in lingua italiana. Eventuali corsi in lingua straniera sono ammessi solo se già previsti in lingua italiana, fatte salve eccezioni giustificate dalla presenza di studenti stranieri, nell’ambito di progetti formativi specifici, di insegnanti o di ospiti stranieri. Le scuole straniere o specificamente destinate ad accogliere alunni di nazionalità straniera nonché gli istituti che dispensano un insegnamento a carattere internazionale non sono sottoposti agli obblighi di cui al comma 1."
 
 
E per chi non rispetta l'italiano insomma rischierà una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da 5.000 a 100.000 euro.
 
Marco Barone 

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