Il piccolo "Spomenik" di Ronchi il monumento dedicato al partigiano Andrijic

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    La Jugoslavia del dopoguerra. C'è Tito, il paese è uscito a pezzi da un conflitto mondiale ferocissimo, e il regime socialista deve decidere come ricordare i propri morti. Di solito si mettono in piedi i soliti monumenti, il generale di bronzo, il soldato col fucile, la vedova in lacrime. E invece no! Fanno una scelta pazzesca. Chiamano i migliori architetti e designer dell'epoca — gente del calibro di Vojin Bakić o Ana Bešlić — e dicono: "Dobbiamo guardare al futuro" . Nascono così gli spomenik : queste gigantesche opere d'arte astratte, futuristiche, che sembrano quasi astronavi atterrate in mezzo alle montagne o alle foreste o nel nostro Carso. L'effetto è potente ancora oggi, da Podgarić a Kozara, fin dentro i confini della vicina Slovenia. Ti trovi davanti a questi blocchi di cemento e rimani a bocca aperta. Ma la cosa veramente incredibile, che uno non si aspetterebbe, è che queste opere esistono anche da noi, in Italia. Certo, sono pochissime le ci...

La resa dei "conti" tra Italia, Europa e mercati è iniziata. L'Italia e gli italiani sempre più lontani dall'Europa





E' iniziato uno dei periodi più turbolenti per l'Italia dopo la crisi del 2007. Crisi che ha massacrato intere economie, visto commissariare democrazie, come quella greca, costringere Paesi, oltre alla Grecia, vedi Spagna, Portogallo e la stessa Italia ad attuare manovre economiche pesanti, austerità che ha comportato impoverimento, fuga dai rispettivi Paesi, depressione e declino. L'Italia in questa Europa ci ha rimesso tanto, anche se ha ottenuto forse non tanto, ma qualcosa certamente. Non è colpa dell'Europa se noi abbiamo ereditato un debito pubblico spaventoso, ma non è colpa neanche degli italiani. Continuare a rimanere in questa Europa è un salasso, ma un salasso inevitabile se non vogliamo fallire. Il Paese è fermo, non ne può più di austerità, di rigidità, di conti, vincoli, paletti, pareggi di bilancio ed altri tecnicismi che hanno fermato l'Italia, ammazzato i nostri Comuni, compromesso servizi sociali primari. L'Italia è allo sbando, crollano ponti, i Tribunali perdono pezzi, gli ospedali sono in condizioni spesso pietose, le scuole sono fuori norma, la disoccupazione è alle stelle, un Paese che si sta incattivendo, e questa cattiveria non porterà da nessuna parte.Nessuno ha la bacchetta magica. Ma vedere le reazioni tipiche dei mercati, della borsa, dello spread, dei soliti politicanti  persi per la via del tecnocratico, quando si propongono manovre non i linea con i sogni ed i desideri di chi ha determinato l'austerità, è un qualcosa che fa incazzare e allontana l'Italia e gli italiani sempre di più all'Europa. Non so se si arriverà a fare la fila per prelevare i soldi dalle banche, che tipi di disastri ci saranno o meno, so solo che qui si ripete un gioco che ha stufato tutti, con cui comunque i conti, piaccia o non piaccia, dovremmo farli. La resa dei conti tra Italia, Europa e mercati è iniziata.

Marco Barone

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