Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Relazione DIA: sul territorio del FVG registrate presenze di soggetti collegati alla 'ndrangheta

Mentre si parla del più e del meno, il problema dei problemi che affligge l'Italia, che è un prodotto effettivamente made in Italy, non attira più di tanto l'attenzione mediatica, l'opinione pubblica. Non scandalizza. Salvo quando si tratta di creare qualche notizia ad effetto o ci si deve fare belli in TV per apparire come il nuovo paladino o paladina dell'antimafia. In FVG la questione mafie è un fatto notorio e problematico. 
Nella relazione della DIA a conclusione del 2017, la regione ha un breve trafiletto, nel secondo semestre del 2017, non più una sezione singola ,come nel primo semestre ma affiancata al Trentino Alto Adige. Si parla specificatamente del problema 'ndrangheta. Così si legge: "Per quanto in Friuli Venezia Giulia non si sia finora registrato un vero e proprio radicamento da parte di compagini ‘ndranghetiste, non mancano segnali relativi ad interessi malavitosi, finalizzati in primo luogo al riciclaggio dei proventi illeciti. Sul territorio è stata, infatti, nel tempo registrata la presenza di soggetti collegati a cosche calabresi che operano con ditte interessate al settore edile, estrattivo, dell’abbigliamento221 e del trasporto in conto terzi. Il Trentino Alto Adige, pur essendosi dimostrato, negli anni, poco permeabile alle infiltrazioni della criminalità organizzata, resta comunque un’area appetibile per possibili attività di riciclaggio."
Complessivamente risultano essere state controllate 313 persone fisiche ,91 imprese e 297 mezzi con 5 accessi nei cantieri.
Le operazioni che si segnalano in merito al 2017 sono le seguenti. Al riguardo, il 7 luglio 2017, militari della Guardia di finanza di Trieste hanno tratto in arresto, a Scafati (SA), 5 persone indiziate di traffico di tabacchi e sottoposto a sequestro circa tre tonnellate e mezzo di sigarette, per un valore complessivo di circa 600 mila euro.

Si segnala che è rilevante  il danno anche per il made in Italy. I prodotti contraffatti arrivano dalla Cina soprattutto attraverso i porti di Napoli, Gioia Tauro (RC), Taranto, Ancona, Genova, Trieste, Venezia e Livorno, principali punti di approdo della merce illegale. Mentre nella Provincia di Pordenone, inoltre, il 6 dicembre 2017, l’Arma dei carabinieri ha tratto in arresto 3 trafficanti di droga fasanesi e due albanesi, sequestrando kg. 42 di marijuana destinata a rifornire alcune zone del Nord-Ovest.
 
Marco Barone 

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