A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Pensieri su una bitta




Lì il mare, silenzioso. Oltre la Bisiacaria, racchiusa tra l'Isonzo, il fiume dai colori più belli del mondo, si dice, ed il più timido Timavo, si intravede la ciminiera bicolore di Monfalcone, simbologia dell'architettura italiana del '900 e scivolando ancora verso l'oltre le Alpi. Apparentemente incontaminate. Una bitta, qualche barca piccola e non borghese ormeggiata, catene arrugginite sulla pavimentazione instabile e pensieri svolazzano tra la storia cementificata tra l'ex nave San Carlo di Trieste ed il presente del molo Audace, alla ricerca di una risposta alla domanda del cosa sarà, di cosa verrà.


Quello che verrà, verrà. Quello che sarà, sarà.

Pensieri su una bitta, nell'attesa di quel tempo d'altri tempi che ritorna pur non avendolo chiesto. Almeno tu.

Marco Barone

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