Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Né con Mattarella né contro Mattarella nel Paese dove si è scoperta l'acqua calda



In questo momento il Paese è spaccato come minimo in due e gli hashtag, cioè simbolo del cancelletto (#) associato a una o più parole chiave per facilitare le ricerche tematiche in un blog o in un social network, #iostoconmattarella #ionostoconmattarella sono l'emblema di tutto ciò.


Il governo più destro di sempre non è nato, per ora. Nell'Italia che ha trovato nella destra gialloverde la sua risposta alla domanda di protezione sociale tradita da governi più che di sinistra percepiti come sinistri che hanno delle responsabilità morali ed etiche profonde per come hanno governato il Paese. Sinistri che hanno trascinato, purtroppo, con loro a fondo tutto ciò che è minimamente di sinistra, ciò è un dato di fatto incontestabile. 
E' responsabilità e colpa di chi ha governato fino ad oggi, che dovrebbe solo tacere invece di continuare a blaterare, se le destre son cresciute in modo esponenziale. E l'ultima cosa che serviva a costoro, alle destre, era quello di avere un nuovo assist vincente e risolutivo. Un Paese in declino, dal quale si fugge, afflitto dalla corruzione, dalle mafie, dal nepotismo, dal clientelismo e da un sistema di potere agghiacciante. 
Quello che è successo è noto a tutti. Tra chi ha gridato al golpe, chi all'attentato alla Costituzione, scoprendoci tutti costituzionalisti e chi ha ricordato che già in passato il Presidente della Repubblica, come Istituzione, pose già altri veti su altri ministri. Però questa volta non è nato un governo a causa del no ad un ministro. 
Il programma dei gialloverdi era paradossalmente più europeista di tanti altri, ad esempio chiedeva la piena attuazione del Trattato di Lisbona e di Maastricht che sono quelli che fanno rima con diseguaglianza sociale e rigidità. Più europeisti di così non si poteva essere in questo momento. Un programma che si scontrava con la massoneria visto che non potevano avere incarichi di governo coloro che avevano rapporti con la massoneria, che si apriva alla Russia mettendo in discussione il sistema delle sanzioni. 
Cosa che certamente ha inalberato il disegno di chi vuole vedere nell'Europa gli Stati Uniti d'America bis, con l'Italia a sovranità, indipendenza e  autonomia limitata fin dallo sbarco in Sicilia. 
Ora si è scoperta l'acqua calda e ci si scotta malamente con questa scoperta. In tutta questa storia non ci si può schierare contro Mattarella a prescindere ma neanche schierarsi a suo sostegno senza se e ma. Non stiamo parlando di una partita di calcio. La questione Savona si è rivelata comunque essere il tallone d'Achille del sistema politico italiano. 
Ed allora ecco il terzo hashtag #NèconnècontroMattarella. 
Il tutto in un contesto sociale ad alta tensione dove tutto potrà accadere, vista la storia anche del nostro Paese, e nulla potrà essere escluso.

Marco Barone 

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