I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Il Confine una fiction da no comment e quella mescolanza tra Udine e Trieste e Gorizia



Fiction significa finzione, nella cinematografia e in televisione, come evidenzia la Treccani, è il genere di film a soggetto, che si contrappone per es. a quello dei documentarî e, negli sceneggiati televisivi, quello che si basa su intrecci romanzati.

Eppure la fiction il Confine che avrebbe avuto una media di poco superiore a 3 milioni di spettatori ambientata soprattutto in FVG sembrava, per i colori, per la regia, per i dialoghi, le musiche e l'ambientazione complessiva una fiction pseudo documentaria alla Piero o Alberto Angela che altro.

Ma non era questo l'intento. Una storia profondamente banale, dal finale scontato e altrettanto banale, che non è riuscita a trasmettere la complessità della guerra, l'atrocità della stessa,  la sensazione che si è avuta è che l'approccio sia stato più da soap opera spagnola, ma che per una parte del pubblico pare essere stata apprezzata. Forse è meglio un no comment. D'altronde la qualità della nostra televisione non pare essere di calibro internazionale. L'Italia ha aggredito l'Austria, scatenando una carneficina immane, però l'Austria complessivamente, pur avendo avuto delle responsabilità criminali enormi a partire dall'aggressione agghiacciante contro la Serbia che comporterà una mattanza senza precedenti, veniva percepita sempre come occupante di terre che non erano italiane anche se desiderate dal Regno d'Italia. Non è stata quella guerra una lotta per la libertà, ma una lotta nazionalistica territoriale per conquistare ed occupare terre, a prezzi spropositati e far saltare l'Impero più potente d'Europa.

Incomprensibile è stata la mescolanza dei luoghi confondendoli tra Trieste, Udine e Gorizia, il più eclatante è aver visto piazza della Libertà di Udine ambientata a Trieste, oppure si è intravisto più di una volta anche se fugacemente il faro della Vittoria, che venne costruito ben dopo la fine della prima guerra mondiale dal fascismo. Una finzione che è andata oltre ogni immaginazione, fondendo Trieste con Udine passando dall'anonima Gorizia. Saranno rimasti sicuramente ben contenti i triestini o i friulani. E non chiamatela questione di campanilismo, perchè non lo è.

Marco Barone
 

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