Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Una campagna elettorale fatta di slogan,ignorati i problemi del Paese. Si è parlato del nulla



Qui si è fatta l'Italia si dice quando si visitano i luoghi che hanno caratterizzato più nel male che nel bene la storia di questo Paese, mai effettivamente stato unito. Qui è finita l'Italia. Questo sarà il responso del 4 marzo. Basta vedere cosa è accaduto durante la campagna elettorale più brutta di sempre. Si è detto che l'Italia era in campagna elettorale da due anni almeno. Cazzate. 
Queste elezioni sono servite soprattutto alle piccole forze per emergere dal vuoto di una società sempre più indifferente, incazzata e rassegnata. Gli elementi di distrazione, potenti e altamente tossici non sono mica mancati. Si è andati  alla ricerca di un clima ostile, politicamente e socialmente teso e anche costruito andando alla ricerca di situazioni che sempre ci sono state ma fino ad oggi ignorate, come forse non accadeva dagli anni '70. 
Un clima che già c'era nel Paese prima, ingigantito a dismisura per non affrontare alla radice i problemi del Paese, dalla corruzione, alla cattiva gestione della cosa pubblica, alla globalizzazione selvaggia, alle mafie, alla prostituzione del fantomatico made in Italy, alla sanità aziendalizzata e martirizzata, alle cure negate, all'accanimento sociale contro i poveri passando da un degrado inevitabile che deve essere nascosto per non deturpare il decoro di un mondo radical chic sempre più meschino. 
La questione lavoro così come tutto il resto affrontato solo a titolo di slogan. Tanto oramai i contenuti non si leggono più dicono, ci si ferma ai titoli. E' sparita in modo incredibile la questione Europa dalla campagna elettorale per come indirizzata dai soliti media, tutti ritornati nei ranghi, è sparita la questione scuola, ad esempio o quella della giustizia o della politica estera che è quella che connota l'importanza di un Paese nei rapporti internazionali. Zero assoluto.

E' sparita la questione diritti umani, abbiamo avuto un nostro cittadino massacrato in Egitto e non una sola parola è stata spesa durante questo periodo per denunciare quella porcata di normalizzazione che si è andata a formalizzare con l'Egitto antitesi dei diritti umani.

Si è parlato sempre delle solite stronzate, irrisolvibili, aggiungendone qualcuna vecchia, cioè  si è parlato del nulla. 
Perchè affrontare i problemi alla radice significherebbe semplicemente constatare un qualcosa che forse è meglio non vedere nel Paese dove la de-responsabilizzazione è stata sempre una costante, un Paese che ha sempre evitato di affrontare le sue responsabilità e preferito scaricare le proprie colpe su qualche soggetto terzo, tanto siamo italiani, "brava gente", noi siamo vittime, da sempre. 

Ci si è concentrati sulle promesse dai mille miliardi complessivi di euro, sulle conseguenze di quel veleno sociale diffuso dai principali mass media anno dopo anno, giorno dopo giorno, che ora si stracciano le vesti in modo tanto ipocrita quanto ridicolo, non ci si è concentrati sui problemi del Paese e le forze minori che hanno una visione organica di questo mondo sono state oscurate e ricondotte nei limiti dell'accettabilità minima, d'altronde, ti diranno, dove vuoi andare con quel misero 1% o 2 o 3%?
Cioè la stessa percentuale potente che nel mondo determina le angherie di una società corrotta, cattiva, malefica, che non distribuisce le ricchezze ma se le tiene strette strette sotto il segno dell'ingordigia. Il 99% siamo noi, si è detto e si dice e si ripete.
Il 4 marzo non si farà l'Italia, non si faranno gli italiani, anche perchè poi non si è mai capito chi sarebbero questi italiani da fare, sarà forse l'ennesimo tassello che spingerà a capire che l'Italia è un Paese fallito, andato, irrecuperabile, dove le emigrazioni crescono e chi ci rimane,lo fa non tanto per scelta ma necessità e sarà costretto ad andare alla ricerca della solita strada per sopravvivere. Ognuno avrà la sua, giusta o non giusta che sia e sarà, tutte le direzioni sono possibili, l'Italia da una parte, tu dall'altra.

Marco Barone

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