Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Ecco cosa va ricordato della targa di Oberdan e D'Annunzio di Ronchi

 

Ci sono personaggi che per casualità rischiano di condannare a vita certi luoghi, luoghi che con questi personaggi non hanno nulla da condividere. E' innegabile che la storia non la si può cancellare. Ma un conto è celebrare, un conto è valorizzare, un conto è ricordare perchè certe e date vicende disastrose non abbiano più spazio e legittimazione nei nostri spazi vitali, nella nostra quotidianità. Ronchi è un luogo che casualmente è stata sfiorata da due personaggi, lasciando un segno non indelebile ma sicuramente non condiviso e contestato. In una cittadina che ha l'unica piazza dedicata in Italia all'Imperatore Francesco Giuseppe, vi è anche una piazza ed una targa, invisibile, contrariamente da come accade in altre realtà, come Trieste o Bologna, dedicata a colui che oggi chiameremmo terrorista, quale Oberdan. Le cui gesta tentate sono state da modello ed ispirazione per quella corrente che trasporterà il nostro Paese alla catastrofe totale, quale la prima guerra mondiale che ha visto l'Italia aggredire l'Austria, procurando 600 mila morti solo da parte italiana e quasi due milioni di feriti e devastazioni. Difficile pensare che si possa celebrare un simile personaggio in una Ronchi fedelissima all'Impero come lo era stata Trieste. Sicuramente lo si può ricordare per i motivi ora esposti. Devastazioni che porranno le basi per quel fascismo che passerà proprio attraverso la marcia di Fiume, partita casualmente da Ronchi, che ha anticipato quella su Roma. D'altronde l'Ambasciata croata è stata chiara quando ha fatto presente "simili anniversari danneggiano l'atmosfera dei rapporti amichevoli tra i nostri due paesi e che celebrarli incita sentimenti nazionalistici." Il riferimento era alla vergognosa celebrazione per la marcia su Fiume che avviene ogni anno a Monfalcone. E che dire della targa collocata sulla casa in via D'Annunzio, che ci si augura possa tornar presto al suo vecchio e giusto nome, via Trieste? Quella casa apparteneva ad un fabbro ferraio che era del tutto inconsapevole di chi venne ospitato in loco, perchè il nome del colonnello gli era ignaro. E per la realizzazione della targa ivi collocata in ricordo del suo febbricitante pernottamento, si adoperò colui che fu il segretario del fascio di Trieste, poi anche del PNF, dal 1923, al 1924, colui che disse “chi dice fascismo dice fiumanesimo, chi dice fiumanesimo dice fascismo", colui che nel discorso di Piazza dell'Unità del 13 luglio del 1920 affermò: "I mestatori jugoslavi, i vigliacchi, tutti quelli che non sono con noi ci conosceranno (...)", colui che guiderà l'assalto al Narodni Dom di Trieste, che diventerà il simbolo delle persecuzioni contro gli sloveni, ed oltre al Balkan vennero assaltate altre 21 attività, tra negozi "slavi", attività di varia natura slovene, passando da aggressioni fisiche violente, atto che verrà replicato in regione nel giorno della vittoria, il 4 novembre del 1926 a Gorizia. Questo signore si chiamava Francesco Giunta. Questo va ricordato, va ricordato sicuramente, d'altronde ci sarà stato pur un motivo se nessuno di Ronchi si è adoperò per realizzare quella targa o se nessuno ha partecipato alla marcia di occupazione di Fiume. 

Marco Barone

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