Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Un Paese allo sbando alla ricerca dell'elogio delle dimissioni





Se cerchi la parola dimissioni su Google, avrai la bellezza di 5.700.000 risultati. Non male. Poi se si va a vedere quante sono le dimissioni date nella vita da chi ha gestito o gestisce la cosa pubblica o ha responsabilità anche sociali importanti, la cifra si ridimensiona in modo pazzesco, saranno una manciata. Un Paese come il nostro dove la questione morale è svanita nel nulla e dove chi vorrebbe proporla è l'opposto della morale stessa, un Paese alla sbando, corrotto, avvolto dal velo cupo e denso delle mafie, dove ogni giorno si ragiona per la propria sopravvivenza, un Paese fallito, dove i giovani fuggono, i vecchi diventano pedine di un qualcosa che non ha più senso se non per la propria vanità esistenziale, si va alla ricerca disperata di un qualcosa che possa essere letto come segno di spirito di quella normalità che dovrebbe caratterizzare un luogo civile.

Il caso di Nicola, ex allenatore del Crotone, per alcuni è stato questo. Dopo la sconfitta con l'Udinese, l'allenatore ha presentato le dimissioni irrevocabili. Così sul sito del Crotone Calcio:

"Il Football Club Crotone comunica che il tecnico Davide Nicola ha presentato, in data odierna, le sue dimissioni da allenatore della prima squadra. Insieme al tecnico piemontese, hanno rassegnato le dimissioni i componenti del suo staff: l’allenatore in seconda Manuele Cacicia, il preparatore atletico Gabriele Stoppino e il collaboratore tecnico Rossano Berti.
La Società ringrazia il tecnico e il suo staff per il lavoro svolto e augura loro le migliori fortune in campo professionale ed umano.  L’allenamento di oggi pomeriggio verrà condotto da Antonio Macrì, Ivan Moschella e Elmiro Trombino."
Poi sulla panchina subentrerà Zenga.

Ora, nessuno conosce il motivo reale di questo atto, pare che sia successo qualcosa tra l'allenatore e qualche elemento della dirigenza. Dunque le dimissioni non sembrerebbero essere collegate alla sconfitta.

Invece di aspettare e capire come sono andate le cose, ecco che è partito l'elogio per questo atto. L'allenatore che compie un gesto quasi eroico, che in Italia non osa nessuno, anche quando si son combinati disastri epocali come con la Nazionale.

Ora, siamo messi proprio così male che senza aver capito cosa diamine è accaduto, si dovevano elogiare le dimissioni in tal modo? Non tutte le dimissioni sono uguali e non tutte le dimissioni possono avere lo stesso valore. Ma visto lo stato in cui siamo messi, qualsiasi dimissione viene vista come una boccata d'ossigeno. Poveri noi.

Marco Barone

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