Calcio terra di mafia e criminalità, ma a chi interessa?



97 pagine di relazione, quella della Commissione D' INCHIESTA SUL FENOMENO DELLE MAFIE E SULLE ALTRE  ASSOCIAZIONI CRIMINALI ANCHE STRANIERE dedicata alla sezione calcio che dovrebbero far tremare i polsi. Una volta letta ti verrebbe la voglia di dire basta, basta con il calcio, perchè hai capito che è profondamente inquinato, compromesso. 97 pagine di relazione che toccano tutti i livelli dalla massima serie al mondo dei dilettanti, niente e nessuno è immune alle mafie, alla criminalità organizzata, in un Paese come l'Italia, terra di corruzione e di mafie, d'altronde, come poteva rimanere il principale sport di questo Paese, incontaminato dalla merda mafia ? Non poteva. Una relazione che dovrebbe essere sulle prime pagine dei nostri giornali, una relazione su cui si dovrebbe discutere ogni giorno, essere all'attenzione dei media, invece niente, come se niente fosse, e così, in questo modo, si fa il gioco delle mafie, l'omertà, il non vedere, il far finta che tutto sia normale, sano, pulito, ma non lo è e comportarsi come Ponzio Pilato sarà un disastro etico, morale ancor più grande dell'esclusione dell'Italia dai mondiali di Russia 2018.

Il valore economico del calcio
Nel testo si evidenzia che "il calcio è sicuramente uno degli sport maggiormente seguiti e praticati a livello mondiale. Secondo statistiche della Fédération Internationale de Football Association (FIFA), l’organismo che raccoglie le federazioni nazionali dei cinque continenti, vi sarebbero 265 milioni di calciatori in tutto il mondo, di cui 38 milioni a livello professionistico; 301mila sarebbero le squadre affiliate alle federazioni nazionali. Solo nel nostro Paese, le squadre di calcio sarebbero circa 80 mila. Coloro che praticano attivamente questo sport arrivano a sfiorare i 5 milioni, l’8,57 per cento della popolazione nazionale. Il calcio genera un giro di affari che in Italia ha raggiunto, nel 2015, 3,7 miliardi di euro, cifra pari quasi a 5,7 punti del PIL nazionale, un fatturato che, al netto degli introiti prodotti dalla FIGC e dalle leghe di categoria – 6 per cento – è polarizzato per il 70 per cento – 2,6 miliardi di euro – sul segmento delle 102 società del calcio professionistico, mentre il settore dilettantistico e giovanile origina complessivamente il 24 per cento dei ricavi, pari a 913,3 milioni di euro". 


'Ndrangheta infiltrata 
Dati enormi che possono far ben capire il perchè le mafie hanno puntato gli occhi da tempo in questo settore. Vi sono stati fatti eclatanti come quelli che hanno visto la 'ndrangheta con alcuni suoi esponenti accreditarsi presso alcune note società, per mediare con le frange più violente del tifo organizzato, assumendo il ruolo di “garante ambientale” fra la ‘ndrangheta e gli ultrà, gestendo nell’interesse della cosca i rapporti con questo mondo.

Comportamenti con metodi tipici della criminalità organizzata
Anche laddove, nell’inchiesta della Commissione, non sono emerse infiltrazioni mafiose dirette nelle tifoserie, sono tuttavia emersi elementi che destano preoccupazione: a Genova e a Roma, ad esempio, per l’acquisizione da parte dei gruppi ultras delle metodiche della criminalità organizzata e per il connubio con manifestazioni di radicalismo politico. " A Genova, emblematica è stata la disamina di quanto accaduto in occasione della partita Genoa-Siena del 22 aprile 2012, quando l’incontro venne interrotto dai disordini provocati dagli ultras, che sequestrarono di fatto un intero stadio pieno di tifosi e imposero una vera e propria resa pubblica ai giocatori del Genoa e alla società".

I ricatti di alcune tifoserie violente
Le tifoserie violente organizzate si comportano in modo sistematico in certi modi assumendo specifici atteggiamenti che hanno come scopo quello di  imporre certi comportamenti, il proprio potere contrattuale, " per esempio, garantendo, da un lato, il controllo della tifoseria e «l’ordine pubblico» nello stadio, quindi non ti faccio avere incidenti e ti garantisco una certa tranquillità, però, in cambio, voglio avere delle cose: voglio avere dei gadget, voglio avere dei biglietti e voglio avere dei compensi magari per altre attività, che vengono svolte intorno alle manifestazioni sportive o agli allenamenti".


Non solo 'ndrangheta ma anche mafia, camorra, e influenze di mafia capitale. 
Tutte le organizzazioni mafiose storiche e più recenti o tendenti a divenire tali hanno preso di mira il settore del calcio. E' stato ricordato ad esempio che  " a metà degli anni 2000, un gruppo delinquenziale riconducibile alla camorra dei casalesi aveva tentato di acquistare un pacchetto significativo delle quote azionarie della Lazio Calcio, attraverso il riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Questa vicenda fu seguita dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dalla Procura di Roma, con la collaborazione della Digos e della Guardia di finanza e portò alla richiesta di arresto di una serie di soggetti, tra cui l’ex capitano della squadra biancoceleste, Giorgio Chinaglia, successivamente deceduto da latitante negli Stati Uniti nel 2012, unitamente ai leader del gruppo ultras denominato “Irriducibili”.(....)  In particolare, i tifosi si erano resi responsabili di una serie di episodi di violenza e di minacce, ricorrendo anche a ordigni esplosivi, nei confronti del nuovo presidente della Lazio, Claudio Lotito, di suoi familiari e di persone a lui vicine, allo scopo di costringerlo a cedere a terzi le proprie quote della società. Inoltre, questo gruppo aveva orchestrato una “crescente campagna diffamatoria, di contestazione e di intimidazioe” nei confronti dello stesso presidente - “tale da operare una pressione psicologica costante sul medesimo”, anche tramite un’emittente radiofonica  – e aveva compiuto ulteriori atti intimidatori gravi, ad esempio quello nei confronti della presidente del coordinamento Lazio club onlus, Teresa Iannaccone, perché troppo “in linea” con la gestione Lotito".


Metodologie mafiose nel calcio
Gli elementi raccolti dalla Commissione sulle infiltrazioni nei gruppi ultras e sull’adozione, da parte degli stessi, delle metodologie mafiose – per quanto, come già ricordato, la Commissione abbia potuto offrire solo un piccolo spaccato del mondo calcistico – sono già significativi di un sistema che va modificato profondamente. L’attività di impulso e di sensibilizzazione della Commissione svolta, attraverso le proprie audizioni, su tutte le istituzioni coinvolte, anche calcistiche, appaiono in una certa misura essere recepite dal protocollo d’intesa siglato il 4 agosto 2017 dal Ministro dell’Interno, dal Ministro per lo Sport, dal Presidente del CONI, dal Presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, dalla Leghe di Serie A, Serie B e Lega Pro, dal Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, dal Presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, dal Presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio e dal Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. 

14,7% di partite a rischio ed il 25% di incidenza nelle curve italiane di pregiudicati
Le finalità del progetto sono, in qualche modo, supportate dai dati rilevati dall’attività di monitoraggio svolta dagli uffici del Dipartimento della P.S. dai quali è emerso che il totale delle partite professionistiche valutate “a rischio” dall’Osservatorio, nella stagione 2016/2017, è stato di 302 su 2044 disputate, ovvero il 14,7% del totale, e dalla considerazione per cui tale dato può considerarsi consolidato in quanto in linea con il trend degli ultimi anni.
L’incidenza percentuale di personaggi con precedenti penali nelle curve italiane è molto alta, se non ricordo male in certi casi raggiunge il 25 per cento. Ecco quindi che si delinea un quadro più preciso: da un lato i tifosi sono patrimonio essenziale per il calcio e gli ultras ne fanno parte, dall’altro essi possono rappresentare un problema di ordine pubblico e le forze dell’ordine ne sono perfettamente consce.

Riciclaggio danaro 
Altro tema spinoso toccato dalla Commissione  riguarda quello  della proprietà delle società di calcio, del riciclaggio attraverso i club e delle altre forme di illeciti economico-finanziari perpetrati dalle organizzazioni criminali nel mondo del calcio. " Le numerose vicende richiamate nella relazione e i procedimenti penali ad esse connesse indicano come il crimine organizzato sia in grado di cogliere nel calcio e nelle attività collegate importanti opportunità, al fine di ampliare il panorama già vasto dei propri traffici illeciti, aprire nuovi canali per il riciclaggio dei capitali di illecita provenienza e, non ultimo, per perseguire strategie di acquisizione o consolidamento del consenso sociale in più o meno ampi segmenti della popolazione rappresentati dalla tifoseria della squadra di calcio oggetto di attenzione di una determinata consorteria criminale."


Rapporto tra organizzazioni criminali e singoli calciatori
"Il terzo ambito di analisi individuato dalla Commissione è quello che riguarda il rapporto tra le organizzazioni criminali mafiose e i singoli calciatori. Sono almeno due gli aspetti che assume questo fenomeno: da lato, il calcio è veicolo di consenso sociale e, dall’altro, i rapporti con i giocatori possono essere sfruttati a fini illeciti, attraverso il cosiddetto match fixing, cioè l’alterazione del risultato sportivo al fine di conseguire illeciti guadagni attraverso il sistema delle scommesse."

Scommesse e calcio 
Negli ultimi anni il cosiddetto fenomeno del match fixing ovvero delle partite manipolate collegate a episodi di corruzione connessi alle scommesse sportive ha raggiunto preoccupanti livelli di espansione nel mondo. Com’è noto, il fenomeno delle partite truccate consiste nell’atto di influenzare irregolarmente il corso o il risultato di un evento sportivo al fine di ottenere vantaggi per sé o per altri, falsando il normale svolgimento aleatorio e imprevedibile associato all’idea stessa di competizione sportiva. Le recenti tecnologie e la possibilità di scommettere on line, inoltre, hanno contribuito ad ampliare le dimensioni di tale fenomeno al punto che, ad oggi, si tratta di un vero e proprio business multimiliardario, spesso correlato ad altre attività criminali, come ad esempio il riciclaggio. Va, peraltro, rilevato come il match fixing sia stato definito dalle stesse organizzazioni nazionali e internazionali che promuovono lo sport al pari di una vera e propria minaccia, giacché esso mina gravemente non soltanto le strutture finanziarie e organizzative legate al profilo economico della pratica sportiva, ma gli stessi principi culturali e morali cui lo sport si ispira e sui quali esso si fonda.

Il settore dei Dilettanti è quello più esposto
La Lega Nazionale Dilettanti (LND) è la componente più numerosa dell’organizzazione calcistica180, inquadrata nella FIGC. La LND gestisce anche l’imponente attività del calcio giovanile e costituisce la base della piramide del calcio italiano: 12.681 società, più di un milione di giocatori, 200 mila dirigenti,70 mila squadre, 620 mila gare ogni anno. I dati offrono la misura della presenza sul territorio nazionale del calcio dilettantistico, presente com’è in tutte le province, nei piccoli comuni e anche nelle frazioni periferiche delle città. Ad esempio si propone di vietare le scommesse sulle partite di calcio delle società che militano in campionati dilettantistici, attesa la loro maggiore vulnerabilità sul piano economico e al condizionamento di esponenti della criminalità e considerato altresì che non di rado hanno difficoltà ad adempiere agli obblighi contrattuali verso i calciatori così esponendoli al più alto rischio che si prestino ad operazioni di matchfixing.


E ora, che fare con questo calcio diventato terra di conquista delle mafie? Della criminalità?

Marco Barone

Commenti