Quando venne soppressa la provincia di Gorizia perchè troppo slava e l'italianizzazione dei cognomi a Ronchi



Il libro il " fascismo di Confine" di Degrassi, pubblicato in collaborazione con il Comune di Ronchi, offre dei dati storici interessanti. Principalmente incentrato sulle vicende complessive del Confine Orientale e della Venezia Giulia, si addentra anche su come il fascismo ha condizionato e stravolto la vita soprattutto a Ronchi passata dalla provincia di Gorizia a quella di Trieste, a cui vi rimarrà fino al '47, per poi ritornare a quella di Gorizia successivamente fino all'attualità che la vede nell'UTI Carso Isonzo Adriatico.

Le elezioni del 1921 segnarono l'inizio della fine della provincia di Gorizia come determinatesi dopo la fine della grande guerra. In quel collegio vi erano 117 mila abitanti di lingua italiana, 193 mila di lingua slovena, pari al 60%, circa 4 mila di lingua tedesca e circa 5 mila di altre lingue . Dunque era una provincia a forte connotazione slovena. La batosta che verrà subita a livello elettorale dal primo blocco fascista, dove non riusciranno ad eleggere neanche un solo esponente, quattro andarono agli sloveni ed uno al PCI comporterà una dura reazione. La reazione fu immediata. La provincia di Gorizia andava soppressa, vi erano troppi sloveni, la situazione andava riequilibrata. Ed infatti venne soppressa per essere temporaneamente unita a quella di Udine creando la provincia del Friuli, per poi nel 1927 essere ripristinata ma in forma ridotta rispetto al passato, favorendo la concentrazione degli italiani e cedendo alcuni territori ad esempio a Trieste, come il monfalconese od il territorio di Postumia, troncando ogni sbocco sul mare alla provincia di Gorizia.  Dunque furono i fascisti a "mutilare" il territorio goriziano, a smembrarlo dalla sua unicità, come conquistato a prezzo immane con la prima guerra mondiale. A questo provvedimento se ne affiancò un secondo che se è ben noto fino ai confini del Friuli, superato il Friuli, è totalmente sconosciuto. La diabolica operazione dei cognomi italianizzati, tramite la forma della restituzione se i cognomi venivano considerati come originari di ceppo latino e successivamente slavizzati o tramite la forma della riduzione che doveva essere d'impulso di parte, quasi obbligatoria se si voleva lavorare, per i cognomi non considerati di ceppo latino. A Ronchi, tra il 1931 e 1935 si contarono ben 343 cognomi italianizzati che coinvolsero, come si legge nel libro citato, 883 cittadini, tenendo conto che il numero degli abitanti era di 5965 e l'italianizzazione interessò, tramite la formula fuorviante della "restituzione" in forma italiana, come se fossero stati un tempo in forma italiana, circa il 14% della popolazione di Ronchi. Cognomi come Blasig che divennero di Blasi, o Biasi, Cranz trasformato in Carnielli, Ghergolet in Gregoretti, Stock in Stocchi, Sturnich in Storni, Simsig in Simonetti, Tujach in Tuia, Zigon in Sigoni ecc.

Studi importanti hanno calcolato in più di 50 mila i cognomi italianizzati fino ad un massimo di 100 mila a partire dall'avvento del Regno d'Italia, ma è necessaria una visione globale e compiuta complessiva di questa violenza unica nell'Europa occidentale. Come è noto sarà solo nel 1991 che con la legge 28 marzo, n. 114 emerse la possibilità in Italia di ripristinare il cognome originario. Peccato che la procedura prefettizia attraverso cui si conferisce il ripristino del cognome originario è gratuita, ma tutti gli atti conseguenti, tutte le procedure successive sono a carico del richiedente cosa che non ha favorito certamente il ripristino del cognome originario.
 
Marco Barone 
 

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