Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

Dal museo Egizio di Torino alla biblioteca di Barletta, si dedicano le sale a Giulio Regeni, l'Italia che non si arrende



Il giallo è diventato il nuovo simbolo di questa nuova durissima resistenza. Si è scritto che il giallo conquista l'Italia, ed è vero. Dalle scuole, alle biblioteche, ai Comuni alle auto, ai balconi ai polsi delle persone. 
Una tempesta di giallo in movimento, una tempesta che non vuol dare tregua e mai la darà a chi tenta la via della normalizzazione con quell'Egitto criminale dove tra condanne a morte, sparizioni e violenze inaudite si vorrebbero chiudere bocca, occhi e orecchie per intraprendere la via della dimenticanza, dell'oblio, del tanto non vi è più nulla da fare, del diventar amici come prima se non più di prima. Come ammazzare due o più volte chi è stato ucciso da un sistema criminale che si è attivato in tutti i modi leciti e non leciti per ostacolare la via della giustizia e della verità.
Intanto l'Italia che non si arrende, e che dopo 22 mesi dalla cattura ed uccisione di Giulio continua in ogni circostanza, luogo o momento, con piccole o grandi cose, dove nulla è mai superfluo, a pretendere e non semplicemente chiedere verità per Giulio e per lui per tutti coloro che hanno subito lo stesso trattamento disumano nella terra delle piramidi. E tra queste circostanze vi è quella di intitolare non in contrapposizione a qualcuno od a qualcosa, ma in modo profondamente propositivo, a Giulio anche delle sale nei luoghi della cultura, come accaduto a Torino, al museo Egizio, un luogo non casuale, come accaduto a Palmanova, come accaduto a Barletta e non solo e come accadrà in tanti altri luoghi. 
Questo fiume è inarrestabile, non lo si potrà più fermare. Cambieranno i governi, cambieranno gli indirizzi politici, cambieranno gli ambasciatori, cambieranno gli uomini e le donne dello Stato, tutto è destinato a passare, ma non cambierà mai e non passerà mai la determinazione che accompagna giorno e notte la famiglia di Giulio e tutta la comunità internazionale che la sostiene ed è sempre più grande, cresce giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Marco Barone 


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