Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Proposta di legge del PD 20 settembre giornata nazionale per l’internato militare italiano


Ci sono sicuramente fatti storici non noti, che necessitato dei dovuti approfondimenti, e tra questi vi è certamente quello dell’internato militare italiano noto come IMI. Diversi parlamentari prevalentemente del PD hanno depositato una proposta di legge che vorrebbe istituire il 20 settembre il « Giorno dell’internato militare italiano ».

Si legge nel testo che “il regime nazista, dopo averli considerati in un primo tempo prigionieri di guerra, il 20 settembre 1943, nel disprezzo delle  norme di diritto internazionale, modificò il loro status in « internati militari », per utilizzarli coattivamente come forza lavoro. Il termine « internato militare » ricorre nel diritto internazionale solo con riferimento ai militari di uno Stato belligerante che si trovino sul territorio, inteso in senso lato, di uno Stato neutrale (articoli 57 e seguenti della Convenzione de L’Aia del 1899 sulle leggi e gli usi della guerra terrestre). Agli oltre 600.000 militari italiani fu data la possibilità di non subire il lager se avessero accettato di continuare, la guerra a fianco della Germania nazista o se avessero aderito alla Repubblica sociale italiana.”. 

Note sono le torture, le violenze, gli abusi che hanno subito in quel periodo. Così come dovrebbe essere noto che dopo l’armistizio vennero catturati e disarmati dai tedeschi oltre un milione di soldati italiani, che si trovavano in patria o all’estero, tra Iugoslavia, Francia, Albania, Grecia e isole dell’Egeo. Di questi più di 600.000 mila finirono nei lager di prigionia tedeschi (13.000 ufficiali e 57.000 sottufficiali e il resto soldati). Quanti di questi internati militari italiani si son resi responsabili di violenze, abusi, crimini di guerra nei Paesi occupati dall’Italia fascista? Questo è quello che si dovrebbe approfondire.

Così come lascia veramente perplessi un passaggio, nel citato testo, che definire imbarazzante è cosa da poco : “ Dopo l’8 settembre 1943 in tutti questi individui, nati e cresciuti durante il  fascismo, cominciò a formarsi una coscienza civile che portò, dopo la fine della guerra, alla nascita della Repubblica italiana (...)”. 
Un passaggio volto a giustificare la loro (non?) scelta? E come la mettiamo con tutti quelli che nati sotto il fascismo, hanno fatto l’antifascismo? Ed hanno maturato una coscienza civica antifascista non quando il fascismo era caduto, quando dirsi antifascisti era sicuramente più semplice, se non facile?  Ma durante il corso della dittatura fascista?

E dunque questi parlamentari vogliono istituire tale giornata che così prevede: La Repubblica riconosce il 20 settembre quale « Giorno dell’internatomilitare italiano » al fine di conservare e di rinnovare la memoria dell’inizio della lunga sofferenza degli oltre 600.000 militari italiani internati  nei lager nazisti i quali, per aver deciso di non collaborare con il nazionalsocialismo, rifiutando, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, di continuare un conflitto a fianco del Terzo Reich e della Repubblica sociale italiana, regimi dittatoriali che consideravano la guerra uno dei loro obiettivi, subirono volontariamente violenze fisiche e morali e furono costretti al lavoro coatto.”.

Una legge che rischia, nel suo spirito generalizzato assolutorio, di assolvere, appunto, chi nello specifico non potrà mai essere perdonato dalla storia, per quello che ha compiuto per e durante il fascismo. 
Marco Barone 

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