E' morto Giorgio Pressburger definito come
anima ebraica della narrativa triestina. Ha
colpito molto quanto da lui dichiarato al TG3 del FVG, in una vecchia
intervista, rimandata in onda in occasione della sua morte. Parlando del
suo ultimo libro, Don Ponzio Capodoglio, afferma che "l'identità è
quella cosa che non mi interessa, all'intero del libro il personaggio cerca la sua
identità e può essere dannosa perchè siamo tutti uguali, da dove
veniamo, dove andiamo non si sa, non c'è un'origine ed una vera fine e
parlare d'identità non mi va tanto".
Un concetto profondo, che meriterebbe le giuste attenzioni. E' proprio così? L'identità, la necessità dell'identità può essere pericolosa? Dipende. In via generale paradossalmente identità significa, appunto identico, uguale, in matematica uguaglianza valida incondizionatamente, verificata cioè
da qualsiasi valore o gruppi di valori delle variabili che in essa
compaiono. Ma nella vita reale di tutti i giorni l'identità ha portato all'identitarismo che sono istanze raccolte soprattutto in Europa, da partiti e movimenti di estrema destra, che si appellano al concetto di tradizione ed identità per riportare il Paese al medioevo, contrastando il progresso in materia di diritti civili, la globalizzazione in materia di libera contaminazione culturale, danneggiando ogni forma di pluralismo culturale. In questo caso l'identità è un male ed è probabilmente a questo tipo d'identità che Pressburger faceva riferimento. Perchè come è ovvio vi è identità ed identità. Dipende a quale valore questa identità faccia riferimento, dunque non si può certamente generalizzare e condannare a prescindere il concetto d'identità. Pensando alla nostra regione, questa deve la sua specialità proprio alla plurale identità che non è solo latina ma anche slava, una regione dove si parlano più lingue come lo sloveno ed il friulano, in fase di decadenza il tedesco ed ovviamente quella dominante è l'italiano. Preservare queste identità culturali reputate in modo pregiudizievole figlie di un dio minore è fondamentale per non perdersi nell'omologazione sistemica che nel volerci rendere fittiziamente tutti uguali, sotto il mantello di una sola identità imposta finirà con il reprimere quelle minoranze e quelle diversità che hanno nella storia dell'umanità contribuito a rendere l'essere umano più umano e consapevole.
Marco Barone
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