I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

"Nei social si assiste a deumanizzazione del linguaggio" la denuncia di Carta di Roma

Una denuncia senza mezzi termini quella che emerge nel rapporto di Carta di Roma per il 2016, in materia di razzismo ed immigrazione in Italia.  "Su Twitter si assiste a una sguaiata  deumanizzazione del linguaggio: compaiono insulti razzisti e  sessisti violentissimi. Da “razzisti contro gli italiani”, e così via con un campionario infinito di fraseggi  e luoghi comuni infarciti di commenti razzisti e discorsi di odio.  È sui social, più che sui media  tradizionali, che il dialogo sfocia in conflitto verbale aperto. A colpi di insulti razzisti e sessisti  violenti. Mentre le opinioni degenerano in un conflitto virtuale fra posizioni e parti diverse e  opposte." Cose note, lo constatiamo ogni giorno, però forse è il momento perchè abbia luogo una grande ed organizzata forma sostanziale di censura. Ai razzisti, e similari, non va riconosciuto alcun diritto di parola, altrimenti è inutile continuare a lamentarsi, tanto queste persone non cambieranno mai idea con nessuna operazione "messianica". Censurare non significa nascondere sotto il tappeto la polvere dell'odio razziale, del razzismo, dei neofascismi e neonazismi, ma significa limitare il danno frenando usi e costumi e linguaggi che minano la pacifica convivenza e la democrazia.

Marco Barone


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