Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

La maggior parte dei referendum in Italia hanno sempre diviso, il Governo non ha il compito di unire il Paese ( per fortuna)

Una delle tante cavolate che capita di leggere in giro in questo periodo è che questo Governo ha avuto la colpa di spaccare il Paese, o che i Governi dovrebbero unire il Paese. Se qualcuno vuole il partito della nazione od una sorta di partito fascista in chiave 2.0, nulla da eccepire ( in un sistema che non ha mai abbandonato il sentimento fascista). Ma nella democrazia i governi non devono e non possono unire il Paese, salvo che non vi siano situazioni emergenziali come calamità naturali, e lo stesso discorso vale per le consultazioni referendarie. In Italia, con questo del 4 dicembre 2016, vi sono stati 72 referendum. E si può ben dire che sono più quelli che hanno diviso il Paese nel loro risultato che quelli che hanno unito. Certo, si obietterà, ma questa è una riforma costituzionale. Nel 2001 ha vinto il sì con il 64% dei voti, e 34% dei votanti, nel 2006 ha vinto il no con il 61 % dei votanti con il 52% circa dell'elettorato attivo. E si trattava di due referendum costituzionali. E quello del 2006 era molto simile a quello del 2016. Non ci si deve dimenticare che la riforma di cui al referendum del 4 dicembre è di impulso governativo, e questa cosa è aberrante, senza che poi abbia avuto alcun tipo di mandato a procedere in tal senso. Ma vi sono stati due anni di discussioni in Parlamento e molti di quelli che per opportunismo e capriccio politico si son schierati per il no, l'avevano ben sostenuta e votata questa riforma. Così come non deve stupire il venir meno della separazione tra potere esecutivo e legislativo, in casi eccezionali, come previsti nella riforma. Per decenni, destra e sinistra governativa, hanno abusato del sistema della fiducia e dei decreti legge. Ed i disegni di legge sono spesso di impulso governativo ed i decreti attuativi sono governativi. Dunque, sostanzialmente questa separazione era venuta meno da tempo, certo con la riforma la si legittima dal punto di vista costituzionale. In quella Costituzione che non è la più bella del mondo, non lo è mai stata, ma è sicuramente la meno applicata nei suoi punti vitali e fondamentali, e certamente è quella che più si apre a contraddizioni ed interpretazioni che ne consentano, spesso, il raggiro o meglio l'affermazione volta ad assecondare i poteri forti di questa società o specifici interessi.  Io sono contrario a procedere con una Assemblea Costituente, oggi. Con chi cavolo la si deve fare? Visto il quadro politico del Paese?  Con i qualunquisti dei 5stelle? Con la lega nord? Con Forza Italia? Con il Pd? Con Fratelli d'Italia? Con chi?
Poi se uno vive su Marte è legittimato a sostenere tutto quello che vuole e ci mancherebbe. Le utopie sono ammesse, ma la realtà è più dura e beffarda. Comunque vada dopo il 4 dicembre politicamente non sarà più nulla come prima, per il resto i problemi del Paese saranno sempre gli stessi, strade bucate, frane, case terremotate, disoccupazione alle stelle, minoranza maltrattate, intolleranza e razzismo che crescono, diseguaglianze strutturali, con la politica della modernità a passo di gambero che continua. Più si avanza nel progresso, più si ritorna indietro nei diritti civili e sociali e nelle libertà. E la corda si sta spezzando.

Marco Barone

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