Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Dopo il 4 dicembre gli italiani vogliono andare subito al voto, se non sarà così si rischia tensione sociale



Aria di inciucio politico è quella che si respira intorno ai grandi e maestosi Palazzi di Roma.

E' più che evidente che andare ora alle elezioni anticipate è cosa sconveniente al PD, ove sarà in atto una resa di conti aspra al suo interno, ma anche alla destra berlusconiana, perchè ancora in frammentazione. Andare ora alle urne significherebbe far vincere i 5Stelle, od una destra diversa da quella del Pd, cosa che non possono certamente permettersi. Eppure sia l'alta partecipazione al voto, che l'esito del no, per nulla scontato, è stato un voto politico. Gli italiani, o meglio la maggioranza degli italiani che si sono recati alle urne, volevano mandare a casa questo Governo. Certo, è stato anche un voto per la difesa della Costituzione, ma questo è stato solo un pretesto, d'altronde se non fosse stato così, non si comprenderebbe il perchè delle immediate dimissioni del Governo, od il fatto che tutti i commentatori abbiano solo parlato di elezioni e della Costituzione si è perso ogni minimo riferimento, come se non si fosse votato sulla Costituzione e per la Costituzione. Questo lo si sapeva, e l'arroganza e la superbia è stata punita dalla voce del popolo, quel popolo che  vuole andare al voto quanto prima. Certo, è innegabile che il Paese è politicamente a destra, ma non si può mica fermare questa deriva con trucchetti da prima Repubblica. Si peggiora solo la situazione. Ed una sinistra alternativa dal Pd, le cui basi esistono già da tempo, non la si costruisce in due giorni e se non allontana gli opportunisti ed arrivisti e mira solo alle questioni elettorali rischia di essere spazzata via prima del suo tempo.
E la benzina ulteriore sul fuoco la sta gettando la politica europea, continuando a dire che si deve garantire il patto di stabilità e quell'austerità che ha massacrato l'Italia e l'Europa del Sud. Parole che allontanano ancora di più gli italiani dall'Europa, Europa sempre più lontana dal Popolo, tanto che molti si vedono costretti a dire che Trump fa bene quando propone di sanzionare le aziende americane che de-localizzano e premiare quelle che rimangono sul loro territorio, il protezionismo americano avrà delle ripercussioni sull'Europa che diventerà terra dei sogni per il neo liberismo, ma potrà anche diventare il suo peggior incubo.
La maggioranza degli italiani se ne frega letteralmente dei giochini di potere, vogliono andare al voto, e subito. Ma prima del maggio 2017 sinceramente ciò mi pare inverosimile come ipotesi. Se non si comprendono i segnali reali che arrivano dal Paese e si spera di poter continuare con i soliti giochini, significa non avere il polso della situazione, o forse in un certo senso lo si ha, perchè vedere la sede nazionale del Pd protetta sia dalla polizia che dall'esercito è un qualcosa di veramente imbarazzante.

Marco Barone

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