L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Tra legge elettorale e riforma costituzionale rischia di essere spazzata via la rappresentanza slovena

Sarà solo con la risoluzione della questione di Trieste e la sua assegnazione all'Italia come avvenuta nel 26 ottobre del 1954 che si sbloccherà la situazione a favore della introduzione della Regione del F-VG oggi FVG e la specialità della Regione, come già lo riconoscevano i primi dibattiti emersi in tal senso, veniva ritenuta necessaria proprio per la particolarità storica e sociale e linguistica di questa difficile terra, per il friulano e lo sloveno in primo luogo senza dimenticare il tedesco. 

Dunque specialità correlata alla necessità di tutelare quelle che vengono definite minoranze linguistiche, che prima dell'avvento del Regno d'Italia certamente non erano in  buona parte di questi luoghi mica minoranze, ma anche correlata alla questione di Trieste. Ed infatti, sarà solo con la legge Costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1 entrata in vigore il 16 febbraio del 1963 che si risolverà il tutto positivamente,anche se a dirla tutta, non è che la legge di tutela del 2001 è pienamente applicata, vedi la toponomastica a Trieste e non solo. 
Ma dal 4 dicembre rischia di essere spazzata via la rappresentanza slovena dal Parlamento, in vista di quello che oramai è diventato noto come il combinato disposto tra legge elettorale e riforma Costituzionale. Riforma Costituzionale che minerà l'autonomia anche del FVG stante il fatto che tramite intese e modifiche ex lege tale riforma, se approvata, dovrà essere recepita anche dalla nostra Regione riconoscendo allo Stato, il pieno centralismo per questioni ritenute prioritarie e strategiche a livello nazionale. Nonostante siano stati proposti emendamenti  a favore della tutela della minoranza slovena, conferendo piena attuazione all'articolo 26 della legge di tutela, nulla è stato approvato. Con il risultato che la rappresentanza slovena rischia di essere spazzata via dal Parlamento, anche perchè dall'attuale legge elettorale non vengono date garanzie per l'elezione di candidati sloveni, anche per la grandezza del collegio plurinominale, che include tutti e 32 i Comuni ove è presente la minoranza. Anzi,l'articolo 57 come riformato prevede che nel nuovo  Senato "nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a  due; ciascuna  delle Province autonome di Trento e  di Bolzano ne ha due". 
Dunque, questo è poco ma sicuro, sicuramente nel nuovo Senato che verrà nessuna espressione della rappresentanza slovena potrà essere eletta perchè non garantita. Il tutto è stato rimesso alla buona parola, alle buone intenzioni, a foglietti od intenti, che non offrono alcuna minima garanzia nel Paese di Pinocchio. Si dice che questa riforma non intacca i principi fondamentali della Costituzione. Non è assolutamente vero, e questa ne è l'ennesima prova, perchè  in questo modo si viola chiaramente l'articolo 2, l'articolo 5, l'articolo 6 della nostra Costituzione.
Marco Barone

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