L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Questione immigrazione: si è oggi in uno stato di "guerra civile" dialettica, che il FVG sia da esempio contrario


Rilevo che l'Assessore regionale alla cultura, sport e solidarietà, Gianni Torrenti, ha colto bene la direzione che voleva intraprendere la mia dura osservazione come pubblicata dal Piccolo di Gorizia. Il FVG, soprattutto nel '900 ha conosciuto tragedie e drammi come un mero unicum nell'Europa, un concentrato di eventi storicamente enormi che ancora oggi fomentano dibattiti e controversie. Ma la solidarietà è stata la perla che ha sempre unito in questo regione nei momenti drammatici, ed è per questo che provo un senso di incredulità quando si assiste a situazioni come quelle di Gorizia, alla vicenda del Silos di Trieste, ultimamente ai fatti di Udine od Aquilinia. Certamente vi è chi non aspetta altro che fomentare il tutto per fini ed intenti politici, anche con una dialettica volgare e squallida. In linea di principio il voler realizzare in FVG il modello diffuso di accoglienza era (ed è) una cosa enorme ed assolutamente condivisibile. Ma non può funzionare, ed in parte non ha funzionato, senza la collaborazione degli Enti Locali tutti. L'articolo 3 della Costituzione si applica anche allo "straniero" che qui viene accolto, senza dimenticare la legislazione sia essa nazionale che regionale che assegna ai Comuni specifici compiti necessari a garantire alle persone, anche se temporaneamente presenti sul territorio, diritti di cittadinanza sociale, ecc.  Ora, il recentissimo Decreto legislativo 18 agosto 2015, n.142 attuativo della direttiva comunitaria 2013/33/UE e 2013/32/UE, entrato in vigore dal 30 settembre 2015,assegna poteri importati al Prefetto.  Non può essere delegato tutto alle Prefetture, ma è arrivato il momento che le Prefetture utilizzino il pugno duro, superando i Comuni volutamente dormienti e coinvolgendo la cittadinanza in processi decisionali vitali. Il Decreto sullo stato di emergenza si è perso per strada, e magari questo avrebbe risolto situazioni come quelle di Gorizia, ad esempio. Forse è il caso di riproporlo? Così come è necessario comunicare, informare, la cittadinanza, su come l'accoglienza funziona dove funziona, quali sono le opportunità anche per gli italiani. Ad oggi si sa poco e nulla in un sistema ove il volontariato continua a farsi un mazzo enorme per sopperire lacune enormi, e ciò non va bene. 
Così come dovrebbe essere lo Stato a centralizzare il sistema dell'accoglienza ponendo fine al sistema degli appalti. Si determinerebbero migliaia di posti di lavoro, con datore di lavoro lo Stato, in Italia e centinaia nella nostra regione a favore dei disoccupati, in un territorio economicamente sofferente come il nostro. Così come è necessario potenziare la Commissione Territoriale, ad oggi risultano poco più di 862 ricorsi per richieste d'asilo respinte. Ma i Tribunali intasati e senza organico vivono situazioni di difficoltà, si deve investire per la certezza del diritto perchè ci possa essere certezza nell'accoglienza. Se qualcuno vede come soluzione il palliativo estetico dei militari per le strade delle nostre città ciò non mi stupisce, perchè in linea con quell'ondata di ignoranza e semplicismo e banalità del male che ci sta conducendo verso una sorta di "guerra civile", ad oggi dialettica, e speriamo che rimanga solo tale.

Marco Barone

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