Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

Per la visita dei due Presidenti, imbandierare Gorizia con il tricolore italiano, sloveno e la bandiera della pace

Al teatro Verdi di Gorizia il 26 ottobre ci sarà l'incontro tra il Presidente della Repubblica italiana e quello della Slovenia. Il muro fisico di Gorizia è caduto da un pezzo, anche se l'Europa pare aver voglia di ripristinare il Limes del terzo millennio. Il 21 luglio del 1944 a Gorizia venivano arrestati dalla polizia tedesca due membri del Triumvirato della federazione repubblicana dei fasci di combattimento. Il 5 agosto del 1944, “alle ore 17.30 scoppiava una bomba ad orologeria nell'interno del teatro Verdi di Gorizia, a quell'ora affollato di donne e bambini. Rimanevano ferite 10 persone fra le quali due gravemente e decedevano poi all'ospedale. Altra bomba inesplosa veniva rinvenuta nella galleria dello stesso Teatro”. Tale notizia, in un primo momento, veniva classificata come attività di banditi e ribelli ma senza specificare chi avesse compiuto tale attentato. Il volgo ha sempre tramandato che la responsabilità fosse dei fascisti e chissà che non sia da leggere anche in relazione in merito ai fatti del 21 luglio del 1944. La conseguenza del gesto del 5 agosto del '44 è stato l'attentato al tempietto circolare del Parco della Rimembranza di Gorizia, compiuto dai domobranci, alleati al regime nazista che opprimeva Gorizia e l'Italia, fino alla liberazione come avvenuta nel maggio 1945. Il 29 agosto del 1944 a Gorizia ci sarà un pesante bombardamento che colpirà, danneggiandolo, anche il cimitero militare della guerra 1915/1918. Il Capo dello Stato giungerà a Gorizia nella data della ricorrenza della disfatta di Caporetto, che segnerà la perdita di Gorizia, ma la cosa importante è che il Presidente Mattarella e Pahor quel giorno realizzeranno un segno, l'ennesimo, di amicizia, tra due popoli, che il fascismo ha volutamente diviso; segno di amicizia che si perfezionerà a Doberdò innanzi al monumento dedicato alle vittime slovene della grande carneficina umana che è stata la prima guerra mondiale. Parlare di redenzione di Gorizia è anacronistico. Quel giorno si dovrà condannare la guerra, far presente che la presa di Gorizia è avvenuta in una città vuota, distrutta, martoriata. Che anche se il mondo odierno pare essere proiettato verso una catastrofe globale, la cui miccia imprevedibile può essere accesa da un niente sempre più vicino e concreto, la guerra è una male da evitare, sempre. E sarebbe bello quel giorno come segno di amicizia tra due popoli, due comunità, due Paesi, quali Italia e Slovenia veder imbandierata Gorizia non solo con il tricolore italiano, ma anche quello sloveno, e non per dividere, ma per unire, porre  nel bel mezzo dei due tricolori, la bandiera della pace. Qualcuno, probabilmente, si infurierà, come sempre. Pazienza. Potrà coltivare il proprio furore isolato nel suo ordinario isolamento. Pace, giustizia, fratellanza ed amicizia devono passare anche attraverso i simboli. Sarà così? O sarà l'ennesima occasione mancata, con le solite dosi di nazionalismo? Vedremo.
Marco Barone @ilKontrastivo

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