Alla fine cosa è cambiato dai tempi della cortina di ferro?

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    La celebre frase di Churchill «da Stettino, sul Baltico, a Trieste, sull’Adriatico, una cortina di ferro è calata attraverso il continente» faceva parte di un discorso pronunciato a Fulton, nel Missouri (Stati Uniti), il 5 marzo 1946.  L'inglese aveva utilizzato l’espressione «cortina di ferro» quasi un anno prima, in un telegramma personale inviato al presidente Truman il 12 maggio 1945.   Si tratta di un messaggio accorato, nel quale Churchill esprime la propria «profonda inquietudine» riguardo alle intenzioni dei russi nell’Europa orientale: “ Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro di essa. Non c’è dubbio che l’intera regione ad est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sara presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l’enorme area tra Eisenach e l’Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americ...

Per la visita dei due Presidenti, imbandierare Gorizia con il tricolore italiano, sloveno e la bandiera della pace

Al teatro Verdi di Gorizia il 26 ottobre ci sarà l'incontro tra il Presidente della Repubblica italiana e quello della Slovenia. Il muro fisico di Gorizia è caduto da un pezzo, anche se l'Europa pare aver voglia di ripristinare il Limes del terzo millennio. Il 21 luglio del 1944 a Gorizia venivano arrestati dalla polizia tedesca due membri del Triumvirato della federazione repubblicana dei fasci di combattimento. Il 5 agosto del 1944, “alle ore 17.30 scoppiava una bomba ad orologeria nell'interno del teatro Verdi di Gorizia, a quell'ora affollato di donne e bambini. Rimanevano ferite 10 persone fra le quali due gravemente e decedevano poi all'ospedale. Altra bomba inesplosa veniva rinvenuta nella galleria dello stesso Teatro”. Tale notizia, in un primo momento, veniva classificata come attività di banditi e ribelli ma senza specificare chi avesse compiuto tale attentato. Il volgo ha sempre tramandato che la responsabilità fosse dei fascisti e chissà che non sia da leggere anche in relazione in merito ai fatti del 21 luglio del 1944. La conseguenza del gesto del 5 agosto del '44 è stato l'attentato al tempietto circolare del Parco della Rimembranza di Gorizia, compiuto dai domobranci, alleati al regime nazista che opprimeva Gorizia e l'Italia, fino alla liberazione come avvenuta nel maggio 1945. Il 29 agosto del 1944 a Gorizia ci sarà un pesante bombardamento che colpirà, danneggiandolo, anche il cimitero militare della guerra 1915/1918. Il Capo dello Stato giungerà a Gorizia nella data della ricorrenza della disfatta di Caporetto, che segnerà la perdita di Gorizia, ma la cosa importante è che il Presidente Mattarella e Pahor quel giorno realizzeranno un segno, l'ennesimo, di amicizia, tra due popoli, che il fascismo ha volutamente diviso; segno di amicizia che si perfezionerà a Doberdò innanzi al monumento dedicato alle vittime slovene della grande carneficina umana che è stata la prima guerra mondiale. Parlare di redenzione di Gorizia è anacronistico. Quel giorno si dovrà condannare la guerra, far presente che la presa di Gorizia è avvenuta in una città vuota, distrutta, martoriata. Che anche se il mondo odierno pare essere proiettato verso una catastrofe globale, la cui miccia imprevedibile può essere accesa da un niente sempre più vicino e concreto, la guerra è una male da evitare, sempre. E sarebbe bello quel giorno come segno di amicizia tra due popoli, due comunità, due Paesi, quali Italia e Slovenia veder imbandierata Gorizia non solo con il tricolore italiano, ma anche quello sloveno, e non per dividere, ma per unire, porre  nel bel mezzo dei due tricolori, la bandiera della pace. Qualcuno, probabilmente, si infurierà, come sempre. Pazienza. Potrà coltivare il proprio furore isolato nel suo ordinario isolamento. Pace, giustizia, fratellanza ed amicizia devono passare anche attraverso i simboli. Sarà così? O sarà l'ennesima occasione mancata, con le solite dosi di nazionalismo? Vedremo.
Marco Barone @ilKontrastivo

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