Tra piazza Oberdan e il natale di Roma "ronchese": quando anche a Ronchi nel 1926 si gridava «Alalà» per Mussolini

Quando noi pensiamo a Ronchi, ci viene subito in mente una storia fieramente, visceralmente antifascista.    Il contributo di questa terra alla Resistenza è stato enorme, drammatico.  La Liberazione non è avvenuta il 25 aprile, ma  il primo maggio del ’45, con quel grandioso corteo unitario di partigiani italiani e sloveni che sfilarono fino in piazza Oberdan, e la gente che scriveva sull'asfalto i messaggi di fraternità per i caduti sloveni ed italiani. Eppure la storia è sempre più complessa, più sfaccettata di come ce la raccontiamo. Perché se noi andiamo a scavare  nel passato scopriamo che cent’anni fa  una parte della popolazione alle cerimonie del regime ci andava eccome. Il 1926. Quello è un anno pazzesco, un anno di svolta, in cui il fascismo stringe la presa sull'Italia e Mussolini rischia la pelle un giorno sì e l'altro pure. A febbraio, al Teatro Eden della vicina Monfalcone, c'è il "veglionissimo" delle Camicie Nere, ed è pieno di...

"Anche se tu sei normale" ed io vi dico mi fate schifo

Anche se tu sei normale. Cosa significa essere normale? Seguire la norma, essere conforme alla norma, essere consueto, ordinario, regolare. Ma dopo le crociate contro l'omosessualità non si era ben affermato il concetto che omosessuale significa normale? Essere umano? Persona? Che non significa malattia, che necessita cure od esorcismi? Anche se tu sei normale. Sicuramente i dogmi che vengono lanciati dai vertici alti della Chiesa contro l'inesistente teoria gender, non aiutano per l'affermazione di una naturale normalità. D'altronde questa affermazione è in parte negata anche dalla Legge "Cirinnà". Una legge piena di omissioni, lacune, volute, una legge giuridicamente imbarazzante, perchè non si è osato, non si è voluto conseguire quella normalità che avrebbe portato ad una condizione di parità. Ma la Commissione Europea contro il Razzismo a giugno 2016 lo ha scritto in modo fermo e deciso, l'articolo 3 della Costituzione in Italia è violato. E nella dimensione locale questo è quanto accaduto nel caso della sala matrimoni.  E Trieste cammina in armonia con quello che accade nel resto d'Europa ed in un mondo che vuole un nuovo Limes e rischia una guerra catastrofica. Dovevano sposarsi, veder formalizzare il loro atto d'amore Davide e Claudio. Ma la sala matrimoni no se pol. No se pol per le coppie omosessuali. Se pol per le conferenze stampa, se pol per i matrimoni civili, ma per il resto no. Se pol però una bellissima sala di un palazzo museale, lontano dal salotto buono di Trieste, vicino a ponte curto, lì ove meglio si vede tramontare il sole e con questo i diritti e la condizione di normalità tra esseri umani. Anche se tu sei normale. Dunque, seguendo questo schema logico si potrà arrivare a dire anche se tu non sei nero o "negro", o muso giallo, o terrone, o schiavo, o barbaro, o bastardo. Anche se tu sei normale significa che tutto ciò che non rientra nella omologazione e nella standardizzazione dei valori ancestrali arcaici, propri di un tempo ove la classificazione razziale era la normalità, deve essere trattato di conseguenza. Come essere alieno, inferiore, da guardare male. A Trieste l'omofobia è sempre stata un problema, anche se azioni di resistenza vi sono state, è da Trieste che è partito il contrasto nazionale all'omofobia nelle scuole. Peccato che poi tale progetto si è perso nella sala del silenzio. Anche se tu sei normale significa che tu che non sei normale, non puoi essere trattato come tutti gli altri cittadini di questa città. Questo non è folclore politico, non sono semplici baggianate, meschinità, ed insulti. Questa è intolleranza. E l'unica cosa che mi viene da dire verso i teorici ed i sostenitori del concetto "anche se tu sei normale" è mi fate schifo.
 
Marco Barone  @ilKontrastivo

Commenti

  1. Normale, vuol dire che mi piace la bbiga...

    Se non ti garba, prenditela con madre natura...

    Sorry...

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