La grande ipocrisia: il caso Regeni e il bluff dell'amicizia egiziana

  Allora, guardate, la questione è d'un’evidenza quasi imbarazzante, e bisogna avere il coraggio di dirlo con grande chiarezza. Perché qui siamo di fronte a uno di quei casi in cui la storia — e la cronaca giudiziaria — ci mette sotto gli occhi una realtà drammatica, senza infingimenti. Il punto centrale è questo: l’Egitto, che a parole è sempre stato descritto come questo grande alleato, questo partner fondamentale dell’Italia nel Mediterraneo, sul piano della verità e della giustizia per Giulio Regeni non ha mosso un solo millimetro. Mai. E si è arrivati a questo paradosso straordinario — ed è una sentenza davvero incredibile — in cui la Corte ha condannato alcuni funzionari per il sequestro di Giulio, per quell'atto di violenza di Stato, ma non per la sua uccisione. L'accusa di omicidio, che la Procura contestava al solo Sharif e per la quale era stato chiesto l'ergastolo, non è stata riconosciuta.  In tutti questi anni, la cooperazione giudiziaria da parte egiziana ...

Inizia il nuovo anno scolastico, ma si stava meglio quando si stava peggio?




Vi è poco da fare, in Italia si deve scegliere, quando è possibile, sempre il male minore. Solo che nel caso della disastrosa "buona scuola", non si è potuto scegliere un bel niente, nel senso che la Legge è stata calata dall'alto nonostante l'imponente sciopero del maggio 2015 con quasi l'80% del personale che ha detto no, scioperando. Evento irripetibile? Forse. Tutto quello che era stato denunciato si è puntualmente realizzato. E la legge dei paradossi regna sovrana. Addirittura questo primo settembre ci sono tanti docenti che non sanno dove cavolo andranno ad insegnare e dovranno prendere servizio presso l'Ufficio scolastico territoriale, neanche a scuola. Roba da matti. Docenti del sud finiti in massa al nord, dal nord al sud, con numeri meno rilevanti ma in ogni caso ogni trasferimento imposto dalla macchina è stato un disastro. Questo è il prezzo che lo Stato ti ha fatto pagare per non essere più precario, ma ultra-flessibile. Sballottato in giro per l'Italia, stroncati legami famigliari, territoriali, sociali. Nessuno pretende di avere il lavoro sotto casa, ma neanche a 1000 km di distanza dopo decenni di precariato poi. Si stava meglio, forse, con il precariato, viene da pensare. Si stava meglio, forse, con la vecchia situazione normativa, pur non essendo, per diversi aspetti, accettabile. L'unico modo per fermare questa schifezza di situazione è lottare in ogni luogo di lavoro, cercando di fare gruppo per osteggiare l'autoritarismo dirigenziale ed il servilismo di alcuni sedicenti colleghi, ritornare ai vecchi collettivi, solidarizzare, non cedere neanche una virgola, non dare tregua e fare rete territoriale, e sperare in un Governo amico pro tempore, che non potrà mai essere il PD, nemico della scuola pubblica, che possa abrogare se non tutta, almeno buona parte della legge 107 del 2015 non farà mica male. Certo, vi è l'incognita del referendum, ma nell'attesa l'anno scolastico è partito ed ogni anno è sempre peggio, e pare proprio che al peggio in questo maledetto Paese non vi sia proprio fine.
Marco Barone

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