Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Inizia il nuovo anno scolastico, ma si stava meglio quando si stava peggio?




Vi è poco da fare, in Italia si deve scegliere, quando è possibile, sempre il male minore. Solo che nel caso della disastrosa "buona scuola", non si è potuto scegliere un bel niente, nel senso che la Legge è stata calata dall'alto nonostante l'imponente sciopero del maggio 2015 con quasi l'80% del personale che ha detto no, scioperando. Evento irripetibile? Forse. Tutto quello che era stato denunciato si è puntualmente realizzato. E la legge dei paradossi regna sovrana. Addirittura questo primo settembre ci sono tanti docenti che non sanno dove cavolo andranno ad insegnare e dovranno prendere servizio presso l'Ufficio scolastico territoriale, neanche a scuola. Roba da matti. Docenti del sud finiti in massa al nord, dal nord al sud, con numeri meno rilevanti ma in ogni caso ogni trasferimento imposto dalla macchina è stato un disastro. Questo è il prezzo che lo Stato ti ha fatto pagare per non essere più precario, ma ultra-flessibile. Sballottato in giro per l'Italia, stroncati legami famigliari, territoriali, sociali. Nessuno pretende di avere il lavoro sotto casa, ma neanche a 1000 km di distanza dopo decenni di precariato poi. Si stava meglio, forse, con il precariato, viene da pensare. Si stava meglio, forse, con la vecchia situazione normativa, pur non essendo, per diversi aspetti, accettabile. L'unico modo per fermare questa schifezza di situazione è lottare in ogni luogo di lavoro, cercando di fare gruppo per osteggiare l'autoritarismo dirigenziale ed il servilismo di alcuni sedicenti colleghi, ritornare ai vecchi collettivi, solidarizzare, non cedere neanche una virgola, non dare tregua e fare rete territoriale, e sperare in un Governo amico pro tempore, che non potrà mai essere il PD, nemico della scuola pubblica, che possa abrogare se non tutta, almeno buona parte della legge 107 del 2015 non farà mica male. Certo, vi è l'incognita del referendum, ma nell'attesa l'anno scolastico è partito ed ogni anno è sempre peggio, e pare proprio che al peggio in questo maledetto Paese non vi sia proprio fine.
Marco Barone

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