Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Inizia il nuovo anno scolastico, ma si stava meglio quando si stava peggio?




Vi è poco da fare, in Italia si deve scegliere, quando è possibile, sempre il male minore. Solo che nel caso della disastrosa "buona scuola", non si è potuto scegliere un bel niente, nel senso che la Legge è stata calata dall'alto nonostante l'imponente sciopero del maggio 2015 con quasi l'80% del personale che ha detto no, scioperando. Evento irripetibile? Forse. Tutto quello che era stato denunciato si è puntualmente realizzato. E la legge dei paradossi regna sovrana. Addirittura questo primo settembre ci sono tanti docenti che non sanno dove cavolo andranno ad insegnare e dovranno prendere servizio presso l'Ufficio scolastico territoriale, neanche a scuola. Roba da matti. Docenti del sud finiti in massa al nord, dal nord al sud, con numeri meno rilevanti ma in ogni caso ogni trasferimento imposto dalla macchina è stato un disastro. Questo è il prezzo che lo Stato ti ha fatto pagare per non essere più precario, ma ultra-flessibile. Sballottato in giro per l'Italia, stroncati legami famigliari, territoriali, sociali. Nessuno pretende di avere il lavoro sotto casa, ma neanche a 1000 km di distanza dopo decenni di precariato poi. Si stava meglio, forse, con il precariato, viene da pensare. Si stava meglio, forse, con la vecchia situazione normativa, pur non essendo, per diversi aspetti, accettabile. L'unico modo per fermare questa schifezza di situazione è lottare in ogni luogo di lavoro, cercando di fare gruppo per osteggiare l'autoritarismo dirigenziale ed il servilismo di alcuni sedicenti colleghi, ritornare ai vecchi collettivi, solidarizzare, non cedere neanche una virgola, non dare tregua e fare rete territoriale, e sperare in un Governo amico pro tempore, che non potrà mai essere il PD, nemico della scuola pubblica, che possa abrogare se non tutta, almeno buona parte della legge 107 del 2015 non farà mica male. Certo, vi è l'incognita del referendum, ma nell'attesa l'anno scolastico è partito ed ogni anno è sempre peggio, e pare proprio che al peggio in questo maledetto Paese non vi sia proprio fine.
Marco Barone

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