I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Integrativo Fincantieri, a Monfalcone non passa, ma in Italia sì,di poco. Ed ora?


Il testo dell'integrativo è complesso, molti meccanismi possono essere ben compresi solo da chi vi lavora, da chi ha esperienza diretta sul campo. Da estremi principi generici, che vogliono dire tutto ma nello stesso tempo quel tutto significa nulla, ad altre questioni particolareggiate che hanno letteralmente spaccato i lavoratori. Quanto accaduto sulla vicenda dell'Integrativo cosa ha insegnato? Che sicuramente i lavoratori hanno ben compreso la valenza di quel testo, altrimenti non si spiegherebbe quanto accaduto, ma non può e non deve essere questo il modello da seguirsi per la contrattazione nazionale. 
Quando hai dati così rilevanti a livello politico-sindacale, quando hai il cantiere più importante, come quello di Monfalcone che dice no, ad un testo sottoscritto dai sindacati, anche se non è la prima volta che Monfalcone dice no, qualcosa è in movimento. 
E' vero che  la consultazione ha visto i lavoratori sostenere l’intesa sottoscritta da Fim, Fiom e Uilm con il 58,5% di SI il 41,5% di no, ma stiamo parlando di una maggioranza risicata. E quando i dati sono di tal genere come si può riconoscere la valenza di un simile accordo? I sindacati sono costituiti dai lavoratori, i funzionari e dirigenti sindacali devono rispondere alla volontà dei lavoratori, devono rappresentare i lavoratori e quando i lavoratori dicono no, od un sì risicato in via complessiva, e si va contro queste indicazioni o si confida che il tempo possa sanare certe mancanze, significa che non si è compreso un bel nulla e questa rottura avrà delle ripercussioni chiare.
Il voto sull'integrativo è un voto politico, chiaramente politico, ma anche tecnico. Andare avanti come se nulla fosse accaduto sarebbe una miopia allucinante. E non si potrà mai far digerire un testo che ha spaccato l'Italia e che a Monfalcone ha visto vincere nettamente il No. 
Pare di capire che qualcosa non funziona più, che qualche meccanismo si è rotto e le cause vanno individuate in politiche di non contrasto verso quel sistema che ha consentito a Fincantieri di fare del sistema degli appalti la normalità, con il reclutamento di manovalanza mirata da certe e date zone, ed a Monfalcone le conseguenze le abbiamo ben viste quali sono state e senza che si sia riusciti a lottare per i diritti dei lavoratori, cercando di contrastare competizioni al ribasso. La domanda che si pone è che cosa accadrà ora a Monfalcone? Difficilmente finirà tutto a tarallucci e vino.



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