Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Integrativo Fincantieri, a Monfalcone non passa, ma in Italia sì,di poco. Ed ora?


Il testo dell'integrativo è complesso, molti meccanismi possono essere ben compresi solo da chi vi lavora, da chi ha esperienza diretta sul campo. Da estremi principi generici, che vogliono dire tutto ma nello stesso tempo quel tutto significa nulla, ad altre questioni particolareggiate che hanno letteralmente spaccato i lavoratori. Quanto accaduto sulla vicenda dell'Integrativo cosa ha insegnato? Che sicuramente i lavoratori hanno ben compreso la valenza di quel testo, altrimenti non si spiegherebbe quanto accaduto, ma non può e non deve essere questo il modello da seguirsi per la contrattazione nazionale. 
Quando hai dati così rilevanti a livello politico-sindacale, quando hai il cantiere più importante, come quello di Monfalcone che dice no, ad un testo sottoscritto dai sindacati, anche se non è la prima volta che Monfalcone dice no, qualcosa è in movimento. 
E' vero che  la consultazione ha visto i lavoratori sostenere l’intesa sottoscritta da Fim, Fiom e Uilm con il 58,5% di SI il 41,5% di no, ma stiamo parlando di una maggioranza risicata. E quando i dati sono di tal genere come si può riconoscere la valenza di un simile accordo? I sindacati sono costituiti dai lavoratori, i funzionari e dirigenti sindacali devono rispondere alla volontà dei lavoratori, devono rappresentare i lavoratori e quando i lavoratori dicono no, od un sì risicato in via complessiva, e si va contro queste indicazioni o si confida che il tempo possa sanare certe mancanze, significa che non si è compreso un bel nulla e questa rottura avrà delle ripercussioni chiare.
Il voto sull'integrativo è un voto politico, chiaramente politico, ma anche tecnico. Andare avanti come se nulla fosse accaduto sarebbe una miopia allucinante. E non si potrà mai far digerire un testo che ha spaccato l'Italia e che a Monfalcone ha visto vincere nettamente il No. 
Pare di capire che qualcosa non funziona più, che qualche meccanismo si è rotto e le cause vanno individuate in politiche di non contrasto verso quel sistema che ha consentito a Fincantieri di fare del sistema degli appalti la normalità, con il reclutamento di manovalanza mirata da certe e date zone, ed a Monfalcone le conseguenze le abbiamo ben viste quali sono state e senza che si sia riusciti a lottare per i diritti dei lavoratori, cercando di contrastare competizioni al ribasso. La domanda che si pone è che cosa accadrà ora a Monfalcone? Difficilmente finirà tutto a tarallucci e vino.



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