I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Bologna: il fallimento delle città blindate, e non chiamateli antagonisti ma antifascisti



Più di 500 agenti delle forze dell'ordine, zone rosse, soliti divieti, che alla fine dei conti altro non rischiano che diventare pretesti per alzare la tensione. Si è perso il conto delle manganellate che son volate a Bologna in questa giornata primaverile d'autunno. Nessun volto coperto, mani alzate, visi scoperti, cartelli e striscioni, e poi quel suono plastificato, fastidioso, secco, freddo. Il manganello. Si è perso il conto delle manganellate che in questo otto novembre son volate a Bologna. Da un lato centinaia di antifascisti ed antirazzisti, dall'altro una Piazza Maggiore diventata teatro della peggiore destra italiana della seconda Repubblica o meglio fine seconda Repubblica. I finti cento mila, perché non erano cento mila, erano molti di meno, leghisti e destri hanno occupato il salotto buono di Bologna.
Perché è stata loro concessa quella Piazza? Avrebbero potuto,anzi dovuto evitarla per una miriade di motivi. Così non è stato. E per garantire la destra manifestazione di Piazza Maggiore, una enorme provocazione per Bologna, che vorrebbe vedere questa città, dopo la bolognina che ha sancito la fine del Partito Comunista, il luogo che ha dato il là alla nuova destra, ecco blindare i suoi spazi. Blindare, chiudersi, negare spazi per tutelare la destra Piazza Maggiore. Ovvie provocazioni che in tal sistema possono solo comportare certe e date risposte. La battaglia sul ponte Stalingrado di Bologna, che ha visto le forze dell'ordine essere letteralmente accerchiate. In tempi diversi sarebbe potuto accadere di tutto.  Il buon senso avrebbe dovuto dare la possibilità ai cortei almeno di congiungersi. Invece si è alzato il muro. E partono manganellate con gli inevitabili effetti a catena. Ed è stata anche incatenata la libertà di stampa. Perché ad un certo punto anche i giornalisti da quel ponte sono stati allontanati per ragioni di ordine pubblico.
Li continuano a chiamare antagonisti. No, sono antifascisti che si ribellano a politiche reazionarie e neofasciste. 
L'Italia vuole rimuovere dal suo vocabolario la parola fascismo ed antifascismo, rinchiudendo il tutto nel semplicismo dell'antagonismo? Non è una competizione non è una contestazione generica, non una banale avversione contro un protagonista, che protagonista non è.  Poi dopo una giornata di tensioni, iniziata a quanto pare fin dall'alba, sarà bella ciao cantata nel centro di Bologna a lasciare a questo Paese un momento lungo ed importante di riflessione. Le zone rosse, i luoghi blindati, i muri, altro non sono che un fallimento di una democrazia che non è in grado di badare a se stessa.



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