I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

A volte la vita è come un film

A volte la vita è come un film.
Un film ove non comprendi quando sei il regista, l'attore o semplice comparsa.
Un film ove ti sfugge ogni regia, colore o suono, semplicemente un film.
Ma in questo film accade di conoscere persone, persone che si spogliano di quella maschera quotidiana che la burocrazia ti offre o impone, persone senza maschera, persone umane.
Ho conosciuto l'umanità.
Quel senso di umanità, una carezza di fratellanza laica e pura, che permette all'individuo di sentirsi regista e non semplice attore o mera comparsa di quel film che viviamo a volte senza consapevolezza a volte semplicemente perché lo si deve vivere.
E' una società asociale quella che circonda i nostri pensieri e sentimenti.
Cerco la verità, perché mi ribello alla falsità.
Cerco la giustizia sociale, perché mi ribello all'ingiustizia di un sistema che opprime ogni risposta al perché.
Eppure esistono dei perché che non possono divenire perché.
Eppure esistono delle risposte che non possono essere conferite.
Quello che appare non è.
La conquista della libertà di essere uomini o donne che vogliono semplicemente vivere un mondo privo di catene, privo di meschinità, privo di poteri e sotto-poteri, privo di autoritarismi, privo di strategie destabilizzanti quell'equilibrio che mai equilibrio reale è stato, ma solo equilibrio concesso nel paciere di quel piacere deciso in qualche stanza cupa e fredda di terre ogni oltre convenzione razionale, deve passare da quella via stretta ed in salita dell'inquietudine della consapevolezza.
A volte è meglio vivere l'ignoranza di Stato. A volte è meglio vivere semplicemente l'ordinarietà ordinaria ed ordinata come imposta dal sistema impostore.
Sofferenze, lacrime, timori, sentimenti confusi nell'urlo del sapere, comportano tentazioni che potrebbero rendere futili quelle azioni come ora tastierizzate, come ora internetizzate, come ora prigioniere di quella rete che da per avere.
Ma non avranno mai quell'utopia della voglia di essere liberi.
Non avranno mai la voglia di non essere adattati.
L'adattamento al normale e normalizzato avvenire degli eventi è la peggior eresia che mai possa trovare rapace affermazione.
E dunque scrivo e lotto, lotto e mi ribello, perché io sono il regista della nostra vita, sono l'attore della nostra vita, sono la comparsa nella nostra vita.
Siamo noi i registi del nostro destino, consapevoli, nonostante tutto,  è meglio.

Marco Barone

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