Volevo scrivere del Comandante fuggitivo.
Del Comandante che abbandona la nave che affonda, sulle coste di quell'Italia devastata dal degrado di tal società.
Comandante fuggitivo, Comandante che obbedisce agli ordini del cerimoniale della sirena pubblicitaria, conosciuta da tutti, ora disconosciuta da tutti.
Fugge per salvar il proprio essere.
Rappresentazione dell'individualismo che corre corre per le strade occupate dall'indifferenza.
Tutti sconvolti.
Tutti coinvolti.
Nel mentre penso e giunge una segnalazione .
Presa diretta affronta la problematica della 'ndrangheta nel Nord Italia.
Si accende la scatola ipnotizzante le masse.
Ecco il pentito che parla di "verità" e per tal motivo ha deciso di mandare in galera famiglie criminali.
Per tale verità, ora non vive più sotto protezione.
Per tale verità ora è il primo pentito anti-'ndrangheta che parla in TV.
Non è che quel tipo, ravveduto (?) è solo uno strumento della 'ndrangheta?
Tutti quelli che hanno denunciato, tutti quelli che hanno mandato in galera 'ndranghetisti non vivono così alla luce del sole.
Quel sole non lo conoscono.
No.
Ma ha ripetuto di aver detto solo la verità e che la 'ndrangheta è consapevole che uccidere i collaboratori è cosa cattiva.
Ed allora perché non si pentono tutti?
E' chiaro che dietro questo pentimento si cela altro.
Ma la cosa che mi ha colpito ma non affondato, perché io resisto, è l'aver sentito dire da più soggetti intervistati, che gli appalti erano gestiti dai calabresi, che i calabresi sono ovunque, che i calabresi avevano contattato ecc ecc ecc.
L'ignoranza comunicativa dell'intervistato, o meglio degli intervistati, ha fatto, inconsapevolmente, l'ennesima equazione quale Calabrese uguale 'ndranghetista.
Quanto è difficile essere Calabresi oggi ?
Certo, molti obietteranno che il mio potrebbe essere un sentimento campanilistico.
Non è propriamente così.
Io sono figlio del mare, vivo in questa Madre Terra, non ho patria non ho cittadinanza.
Però devo contestualizzare la situazione alla società esistente.
Di norma ,per le strade, quando si presenta una persona sconosciuta, tra le prime cose che si chiede è di dove sei?
Quindi, indicare il luogo di provenienza è già una forma di etichetta che questa società ti stilizza sulla fronte.
E se si continua a non effettuare distinguo sul fatto che essere calabrese non vuol dire essere 'ndranghetista, i luoghi comuni che caratterizzano il nostro vivere quotidiano, recheranno altre sofferenze.
Ed allora io sono Calabrese.
Sono orgoglioso di essere Calabrese.
Di conferire voce a quella parte di Calabria che ogni giorno alza la testa, che alla ignoranza di Stato ed alla 'Ndrangheta non si piega.
Ed in Calabria sono tanti, tantissimi.
Eppure è luogo comune quando si viene avvicinati dalla 'ndrangheta dire....sono venuti i calabresi.
Pericolosa forma di comunicazione mediatica e sociale.
Ma questa deformazione, che denuncio per l'ennesima volta, e mai mi stancherò di farlo, è emersa anche per il brutale omicidio del vigile di Milano.
In modo altamente dispregiativo è emerso che il guidatore del SUV, SUV che dovrebbero bandire da tutte le città italiane, sarebbe nato in Germania ma era di origini Slave o di popoli Nomadi.
Come se essere Slavo o Nomade sia un peccato infernale.
Questa è la maledizione che incombe sulla comunicazione mediatica oggi esistente.
Essere Calabresi, Nomadi, Slavi e così via dicendo oggi giorno è difficile.
Vivo un forte ed immenso sentimento, penso alla mia terra, che mai ho abbandonato e mai ho tradito e mai lo farò.
Penso alla Calabria e canto canto
Calavrisella
Lalléru, lalléru, lalléru lalàla
sta calavrisella muriri mi fa.
Lalléru, lalléru, lalléru lalàla
sta calavrisella muriri mi fa.
Per un giorno vorrei che tutti noi fossimo Calabresi, Nomadi, Slavi.
Che per un giorno fossimo tutti senza cittadinanza.
Che per un giorno fossimo tutti figli dello stesso mare.
Che per un giorno fossimo tutti semplicemente esseri umani.
Marco Barone
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