Caro, anzi carissimo, visto il prezzo che pagheremo, Direttore
Enrico Mentana, Lei è un despota.
Despota, ovvero colui che impone con prepotenza la propria
autorità.
Lei conduce il TG de La7.
Ha portato all'apice del successo l'edizione serale di quel
telegiornale.
L'azienda le è devota.
L'azienda è ben consapevole della sua importanza.
Della sua autorità.
Ed allora, consapevole di ciò, esercita pienamente la sua
autorità.
Ma, nel peggior dei modi.
Sparando sulla croce rossa.
E tale croce rossa si chiama sindacato.
Perché oggi, come ben Lei saprà, i sindacati sono in difficoltà,
sia essa rappresentativa che di concertazione.
Non voglio entrare nel merito del perché di tale crisi del
sindacalismo italiano.
Le responsabilità sono prevalentemente dirigenziali, ma anche
della base che spesso preferisce non voler vedere piuttosto che
criticare il proprio fedele sindacato.
Al cuore non si comanda giusto?
E così è per molti iscritti al sindacato di tal non più bel
Paese.
E' stato chiesto al "suo" ruolo di Direttore, di leggere un comunicato
sindacale che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici, indetto nell'ambito
della mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil e Ugl contro la manovra del governo
Monti.
Letto nei vari Tg sia della Rai che di Mediaset.
La7, no.
Lei ha deciso di no.
Con fermezza.
Con autorità.
E quando è emersa l'ipotesi, e parliamo di ipotesi, di legittima
denuncia per comportamento antisindacale (articolo 28 della legge
300/1970) contro l'emittente La7 e il direttore del Tg Enrico
Mentana, la sua risposta quale è stata?
Dimissioni!
Sostenendo che non potendo Lei lavorare in un clima ove al
Direttore viene proposta una denuncia al Giudice del Lavoro per
comportamento sindacale, deve dimettersi.
Ma dico, siamo alla follia?
O forse no.
Se così fosse, penso per esempio ai dirigenti scolastici, cosa
dovrebbero fare?
Dimettersi in massa per i ripetuti comportamenti antisindacali e contestuali cause di lavoro?
Cosa che forse non sarebbe un male per la Scuola Pubblica Statale
italiana.
Oppure penso alle aziende private.
Stesso identico discorso.
E' chiaro che la sua intenzione è di ben altro tenore.
E questo tenore si chiama ricatto al diritto sindacale.
Uso questo termine forte, perché nella sostanza, a parer mio, è
quello che si è realizzato.
In perfetta linea con il modello Marchionne/Agnelli.
Si ricatta il sindacato, quindi i lavoratori.
Alla Fiat con la minaccia della chiusura degli stabilimenti,
costringendo i lavoratori ad accettare condizioni di lavoro pessime.
Presso la sua Azienda con il bilancio positivo della sua
conduzione.
E guarda caso la borsa,alla notizia, nel pomeriggio, delle sue
possibili dimissioni, ha evidenziato un brusco peggioramento per il
titolo Telecom Italia Media, la società che controlla La7. Il
titolo, che ha perso fino al 6,59%, ha chiuso in calo del 3,74% a
0,16 euro.
Segnali.
Segnali chiari.
Se il Direttore Mentana lascia, La7 perde profitto.
Profitto.
D'altronde questo sistema vive di profitto, per il profitto, nel profitto.
Ed in nome del profitto, e della sua autorità, ben consapevole
del potere che lei esercita, si annienta il diritto di critica dei
sindacati, si annienta la facoltà del sindacato di esercitare quanto
normato dallo Statuto dei Lavoratori.
Questo fatto, è un precedente, che non mi sorprende, ma
certamente mi sconvolge.
Mi sconvolge perché conferma la volontà decisa, ferma, precisa e
concisa, che esiste un disegno ben chiaro, intrapreso dall'armata
Marchionne/Agnelli, seguito da altre miriadi di aziende, sfruttato
dal Governo Monti, e perfezionato dalla sua condotta.
Forse non è consapevole della gravità del suo gesto.
O forse lo è.
In tal dilemma, che non spetta certamente al sottoscritto
risolvere, voglio evidenziare che si colpisce la libertà del
sindacato di far valere i propri diritti.
Giusti o sbagliati che siano, non spetta a nessuno di noi giudicarlo.
Io sono giudice solo della mia persona.
Tali diritti esistono e devono essere esercitati.
Nessun ricatto, nessun atto di despotismo potrà ledere conquiste
figlie anche di dure lotte sociali, pagate anche con il sangue di chi
ha liberato tal paese dal fascismo.
Forse è vero.
Siamo presenti innanzi ad un nuovo fascismo.
Fascismo privato ed aziendale.
All'interno delle mura del capitale, è il capitale che deve
dettare le regole del gioco.
Nessuna concertazione.
Nessuna concessione.
Solo imposizione.
Ovviamente, spero di errare, ma sinceramente nutro qualche dubbio.
In ogni caso e senza caso meglio un dubbio che la certezza
autoritaria figlia del peggior sistema di potere.
Non so se mai Lei risponderà a questa riflessione, anche dura, ma consentita dal diritto di critica, certamente dovrà rispondere alla gente comune, certamente dovrà rispondere alla storia del diritto sindacale e del lavoro.
Distinti saluti,
Marco Barone
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