Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Da Rotta della Cucca a Genova, alla ricerca del colpevole.

Dal lontano 17 ottobre del 589 al 4 novembre 2011,
l'Italia è stata devastata da
eventi naturali
nell'innaturale devastazione ambientale.

Ora
violento nubifragio,
ora
esondazione/piena dei fiumi,
ora
piogge alluvionali e dissesto idrogeologico,
ora
cedimento dell'argine a causa di una piena,
ora
piogge torrenziali e tifone.

Per non parlar dei terremoti.
Secoli di devastazioni.
Secoli di lacrime.
Secoli di lutti.
Secoli di esasperazione.
Eppure si continua nell'andar contro.
Contro la natura.
Nel non rispettare l'ambiente.
Tutti alla ricerca del colpevole.
Momenti di sfogo, di rabbia, di dolore.
Il vero colpevole è l'essere umano.
Siamo tutti responsabili.
Siamo tutti colpevoli.
Attendendo il prossimo evento naturale
nell'innaturale devastazione ambientale,
piangendo vittime dell'incuria umana,
vittime sacrificali nel nome
del progresso regresso,
urleremo ancora,
piangeremo ancora,
ancorando la nostra rabbia
nel senso della frenesia quotidiana.
Evento dopo evento,
morte dopo morte,
nella reale umana sorte,
tra titoli di coda,
tra raccolta fondi,
tra riprese televisive,
tra l'umano sconforto
ed il naturale diritto storto che viviamo,
continueremo ad andar alla rircerca del colpevole.
Secoli.
Non un giorno.
Ma secoli di  omologato adattamento alla tragedia
nell'innaturale sconvolgimento
della quiete naturale
ora tempestosa
e violenta
domani
serafica
e dormiente.

Marco Barone


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