La biennale di Venezia, che coincide con in 150 anni dell'Unità del non più bel paese,evidenzia alla perfezione il funzionamento della società .
L'arte non si giudica.
L'arte si vive.
Ma, l'arte è anche espressione delle classi sociali.
A Venezia troverai location che ospiteranno artisti super sponsorizzati, ma troverai location di artisti, nati e vissuti in paesi economicamente difficili, che a tutto si possono prestare, ma non certamente ad ospitare esposizioni correlate alla biennale.
Mi riferisco al padiglione della Repubblica Popolare del Bangladesh .
Il titolo dell’esposizione: ‘Parables / Parabole’ .
Cinque artisti del Bangladesh che interpretano differenze culturali contemporanee.
Gli espositori sono Promotesh Das Pulak, Kabir Ahmed Masum Chisty, Imran Hossain Piplu, Mahbubur Rahman e Tayeba Begum Lipi
La sede è la Fondazione Gervasuti, Fondamenta S. Ana (Via Garibaldi) Castello 993, tra Giardini & Arsenale.
Le opere sono a dir poco interessanti.
Ed è la prima volta che il Bangladesh è ospite della Biennale.
Peccato che la location è un palazzo che cade a pezzi, sporco e sinceramente per quello che si è visto sembra essere anche non agibile.
Troverai tante crepe sparse e diffuse per i muri, spazi piccoli non ospitali.
E'questa l'ospitalità che l'Italia offre alla cultura povera?
All'arte?
Stesso discorso per il padiglione dell’Iraq.
Gli artisti iracheni contemporanei non hanno mai avuto la possibilità di presentare il loro lavoro per un padiglione iracheno alla Biennale di Venezia; la prima e ultima rilevante comparsa, nel 1976, ha mostrato solo alcuni dei loro artisti “moderni”. Il padiglione dell’Iraq del 2011 vuole presentare al mondo una stimolante selezione di 6 artisti da due generazioni, che comprendono diverse discipline artistiche (pittura, performance, video, fotografia e installazione). Questo quanto dichiarato da Ali Assaf, Commissario per il Padiglione dell’Iraq 201
Sarà certamente stimolante, sarà certamente affascinante, ma perchè fare esporre in un posto così deprimente?
Basta attrevarsare il ponticello che ti congiunge all'altra sponda della riva, ed entrerai in un padiglione curato,senza crepe e pulito.
Provi a chiedere informazioni sul perchè di queste differenze.
Eppure i padiglioni, quelli del Bangladesh, dell'Iraq, e quello dell'artista "ricco", eran vicini.
Tanto vicini, ma distanti nell'accoglienza che è stata loro riservata.
Provi a chiedere del perchè di quella location.
Quello che ti risponderanno è che la locazione per l'esposizione è pagata direttamente dagli artisti che sono stati "accolti" nella biennale veneziana.
Sarà così?
Mi chiedo, se il Bangladesh avesse ospitato artisti italiani, li avrebbe collocati in uno spazio così macabro?
Conoscendo l'ospitalità dei bengalesi penso proprio di no.
Ma succede anche che a Trieste il Magazzino 26 prolunga il padiglione Italia all'Arsenale.
Il primo edificio recuperato nel Porto Vecchio, sul golfo di Trieste è la sede scelta per la 54a Esposizione Internazionale d'arte della Biennale di Venezia.
E' stato inaugurato il 3 luglio.
Ma probabilmente rischia già la chiusura perchè non ci sono i fondi, in particolar modo per la sicurezza.
Mancano i soldi.
La regione è latitante.
Beh che dire.
I fondi per la sicurezza volta a garantire la repressione di stato per proteggere gli interessi del capitale ci sono, vedi la Val di Susa, ma quella per garantire l'esposizione dell'arte e della cultura no.
E pensar che l'Italia è conosciuta al mondo proprio come paese d'arte.
Non è certamente un bel compleanno quello per l'Italia.
Marco Barone
Commenti
Posta un commento