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I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

La generazione Z un giorno si ribellerà

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La generazione Z, ovvero zero diritti, un giorno si ribellerà. Generazione ultra-precaria, ultra-flessibile, generazione che vive alla giornata, che non può progettare il proprio futuro, semplicemente perché neanche il miglior oracolo o profeta potrebbe riuscirci. In questa generazione non voglio identificare solo coloro che sono nati dopo il 2000 ma tutti quelli che sono nati in prossimità degli anni 80 in poi, che dovranno lavorare, ed essere sfruttati, fino all'ultimo respiro per campare. Diritto alla pensione? Inesistente. Diritto alla felicità? Provvisorio. Diritto alla stabilità? Visionario. Diritto alla dignità? Precario. Generazione Z, generazione che un giorno si ribellerà. Forse quando si sarà tutti anziani o vecchi, magari sarà la rivoluzione dei bastoni e con i bastoni, perché oggi giorno, pur avendo compreso pienamente il futuro nero che si prospetta, si è talmente travolti dalla frenesia quotidiana, dagli eventi o non eventi, dalla rassegnazione e dal chi se ...

Ottobri u chiù russu di tutti

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Ottobre è il mese della vendemmia, con le vinacce spremute dell'ultimo succo il vino diventa più vivo e rosso e come scrive Corrado Alvaro, “amabile”. Il primo mese del calendario rivoluzionario francese era il vendemmiaio. Ottobre mese ove si zappa la terra, ove si raccolgono diversi frutti, mese che in Calabria, quella Calabria di cui Corrado Alvaro, nel suo saggio “ La Calabria ” ricorda i diversi nomi, Esperia per i Greci, Magna Grecia per i Romani, Ausonia per i latini e poi Enotria e più tardi ancora Italia, produttrice di vitelli, ma come tramandavano Tucidide e Virgilio Italia derivava da Italo re arcade, divenne poi il nome della penisola italiana, poi Bruzio o Brezia per i suoi boschi infine Calabria, è definito come u chiù russu di tutti . Che ciò sia di auspicio per quella Italia il cui nome deriva proprio dalla mitica e splendida e viva e genuina terra di Calabria, Italia che verrà travolta da una moltitudine di scioperi, di lotte, di sentimenti contrastanti nell...

Il silenzio degli arrabbiati

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No. Non è il silenzio degli innocenti. No. Non è il silenzio dei colpevoli. No. Non è il silenzio degli indifferenti. Cammina, cammina, ed arriva, lo senti? Lo senti? Arriva saltellando le voragini mai vergini di questo tempo. Plastificate le città, arde, senza incendiare l'aria che respiri, ogni passo sul marciapiede disastrato. Buche e calcinacci di una società che continua a giocare con le proprie regole, con le sue e solo sue maledette regole. Non è il silenzio degli innocenti. Non è il silenzio dei colpevoli. Non è il silenzio degli indifferenti. Sguardo perso nel vuoto di quel niente che percuote ogni senso di civiltà, cattiveria, isteria, rabbia, cresce come erba selvaggia, incolta, non domabile, non domabile, non domabile. Una mossa sbagliata, l'ultima mossa del gioco in questa società dalle scatole chiuse. Scatole di cartone. E poi l'urlo. E poi l'urlo. E poi l'urlo. No. Non è il silenzio degli innocen...

Riprendiamoci i sogni

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Dicono che in questa crisi non vi è scelta,che si devono tagliare gli sprechi, che le persone, esseri umani, vite, vengono associate a cosa materiale che deve produrre ma quella non produttiva dunque viene concepita come spesa da tagliare. Dicono che la vita umana è una spesa. Dicono che la donna e l'uomo sono capitale umano, sono risorse umane per il lavoro, dicono che l'essere umano altro non è che un piccolo oggetto da manovrare per l'arricchimento altrui e soggetto senza diritti ma solo con doveri ed obblighi. Dicono che l'essere umano è solo un insignificante oggetto. Dicono che avere un lavoro vuol significare essere soggetti garantiti e dunque possono ben venire i tagli del salario perché tanto vi è chi il lavoro non lo ha e dunque che tale soggetto, che il lavoro lo ha , deve ritenersi fortunato ed in questa fortuna accettare ogni condizione e non essere più parte contrattuale nel rapporto di lavoro. Dicono che il lavoratore deve solo non pensa...

Generazione ribelle

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Esiste, persiste e resiste. Sono in tanti, ragazzi e ragazze che se ne fottono della politica apicale ed elettorale, che non votano, ma che nel loro piccolo cosmo di idee, coltivando arte e passione, fregandosene dei pregiudizi e degli schemi precostituiti degli ordini sociali, dei moralismi bigotti dell'etica autoritaria, salveranno questo Paese ed il mondo interno dal destino cupo verso cui inesorabilmente sembra essere diretto come un treno ad alta velocità uscito fuori dai binari. E' una generazione attiva, è una generazione che al momento giusto alzerà la voce, si unirà ed il potere tremerà. Questo lo sanno i governanti, questo lo temono i governanti e l'alta borghesia, questo lo ignorarono i ben pensanti. Vivono l'amore, vivono i sogni, non conoscono le discriminazioni perché ripudiano le discriminazioni, non conoscono confini perché abbattono i muri dei confini, non conoscono la resa perché lottano giorno dopo giorno per conquistare un pezzo di strada,...

Rivolta 2.0 dalla Turchia al Brasile passando per Los Angeles

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Questa volta i media sono stati attenti, non parlano più di rivoluzioni, ma di rivolta, ovvero mantenimento dell'ordine sistemico esistente ma riforma di questioni importanti che nella sostanza legittimeranno sempre il neo-capitalismo turco. D'altronde se mai rivoluzioni o rivolte pericolose per il sistema troveranno affermazione, certamente non saranno nelle prime pagine di tutti i giornali del capitalismo, certamente non troveranno il sostegno dei governi occidentali, sicuramente verranno censurate, attaccate, destabilizzate. Rivolte in diretta. Quella della Turchia, su cui all'improvviso è calato il silenzio, violenta nella repressione, come violenta è anche la reazione, ed il tutto è paradossalmente nato dalla difesa di un parco verde, goccia che ha fatto traboccare il vaso, a volte possono essere gli schiaffi, a volte un semplice albero sradicato è certamente significativa, nel tempo dello strano caso datagate, che esplode proprio nel momento in cui trova d...