Il Niente Sovrano e la Trincea della Bellezza

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Non sarà l'arte a salvarci dal naufragio della storia, ma rimarrà l'ultima trincea, l'ultimo rifugio dell'anima. Viviamo nel crepuscolo delle grandi ideologie, in un millennio dove la globalizzazione ha cannibalizzato il pensiero, portando il consumismo alla sua ennesima, feroce potenza. Da un lato assistiamo al boom osceno e indomabile delle diseguaglianze sociali; dall'altro, l'arte contemporanea vaga come un fantasma, interrogandosi sul proprio senso dentro una società sbandata, cieca, che consuma l'esistenza alla giornata. Questa non è anarchia creativa: è il trionfo del vuoto assoluto. Un nichilismo sistematico che annichilisce ogni visione prospettica. L'ossessione dell'originalità a tutti i costi ha prosciugato le sorgenti della creatività differente, e l'arte, drammaticamente, si è adeguata. Si è sottomessa, facendosi merce tra le merci, un feticcio speculativo il cui unico scopo è alimentare i flussi del capitale. Una banana brutalmente ...

C'è anche la strage di Ronchi del 15 settembre 1943 nell'atlante delle stragi nazifasciste


Nel 2009 il governo italiano e quello della Repubblica Federale Tedesca  hanno realizzato una Commissione storica congiunta  con il mandato di elaborare un’analisi critica della storia e dell’esperienza comune durante la seconda guerra mondiale. Tra i frutti di quel lavoro vi è stato il noto atlante delle stragi nazifasciste in Italia che raccoglie tutte le atrocità della guerra per mano nazifascista. E vi è citata anche Ronchi. L'episodio, o meglio il duplice episodio, a cui si fa cenno è quello risalente al 15 settembre del 1943, cioè pochi giorni dopo la costituzione della storica Brigata Proletaria, quando mille partigiani si ritrovarono a Selz per cercare di arrestare, con la battaglia di Gorizia, l'avanzata nazista. Si legge nella scheda ronchese curata dallo storico Liuzzi, "Il 15 settembre cinque militari italiani cercarono rifugio presso la villa Hinke ignari che fosse di proprietà di una famiglia tedesca/austriaca - la villa fu acquistata nel 1901 dall’Ammiraglio della Marina Militare Austriaca Johann Evangelist von Hinke - abitata dalla nuora dell’Ammiraglio, signora Bertha Hofhansel vedova Hinke, la quale dopo averli cacciati chiamò il comando tedesco di Monfalcone chiedendo un intervento per rastrellare la zona. I soldati italiani tentarono la fuga attraverso i campi di granoturco, fino al canale d’irrigazione De Dottori ma furono intercettati da una pattuglia tedesca. Quattro di loro rimasero uccisi, si salvò solamente uno, certo Achille Bernardi di Montone (Perugia). Il soldato Vittorio Scaravello (marito di Ines Trevisan, cittadina di Ronchi) scattò le fotografie dei cadaveri: il corpo di Soave giaceva nel campo dei Brotto, il primo venendo da Vermegliano, colpito al “tronco”; il corpo di Floreani fu trovato nel campo esistente dal canale verso est, il primo venendo da Selz (nel registro dei defunti risulta “fucilato alla schiena”); Pio Cirielli fu trovato fuori dall’acqua del canale" mentre il quarto Scapini Amleto, di Ravenna fu estratto dal canale ed identificato solo con il proprio nominativo nel 1946 . Poche ore dopo, sempre a Ronchi, si consumò una seconda strage. Con vittime soldati italiani o sloveni,rimasti ignoti. Come è risaputo tra la sera del sabato 11 settembre e la mattina seguente giunsero a Ronchi i nazisti e requisirono la sede del Consorzio Acque in via Duca d’Aosta, un tempo via del Consorzio, l'edificio dell’Azienda Blasig di via Verdi utilizzato come alloggio per i militari, mantenendo però il comando a Monfalcone.  Nella serata del 15 settembre quattro soldati in borghese transitarono davanti al cimitero,diretti verso il Carso. Si legge nella scheda che "Una donna stava parlando con il custode del cimitero, tale Cesare Spazzapan, udendo spari in direzione di Selz, disse loro di non andare in quella direzione in quanto era troppo pericoloso. "Uno di loro rispose che erano diretti a Vipacco".  Non è chiaro se per congiungersi con i partigiani della Brigata Proletaria oppure per rientrare verso casa ed i soldati insistevano sul fatto che dovevano  andare in quella direzione. "Scoperti dai soldati tedeschi furono uccisi.  Le salme vennero portate all’obitorio del cimitero assieme a quelle degli altri quattro soldati uccisi la mattina dello stesso giorno. Sabato 18 i funerali e l’inumazione nel cimitero locale uno accanto all’altro nella fila n.4, fosse n. 14 e 15 assieme alle altre quattro vittime". Emerge anche che il parroco, don Falzari, fece innalzare nell’immediato dopo guerra una lapide con una croce ed una scritta sul marmo nero: Tendenti alla Patria, freddati ai piedi del Carso, qui sostano i loro corpi per riprendere la via della Patria eterna nella resurrezione finale. Req. aet. dona eis Domine con i nomi dei tre allora noti( ndr perchè il quarto soldato ucciso nei fatti di Villa Hinke venne identificato solo nel 1946) più i 4 ignoti. La tomba venne onorata per molti anni, ma dopo i lavori di ammodernamento del cimitero, se ne è persa traccia.  Un episodio cruento, tipico di quella guerra, che ha visto Ronchi essere protagonista suo malgrado di un fatto rientrante nelle stragi nazifasciste.

mb


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