L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Il solito nastro rotto nella scuola pubblica


Si è sempre detto che la scuola è uno degli asset principali di qualsiasi Paese democratico, insieme alla Sanità, alla Giustizia. Sarà un caso che in Italia, Sanità, Giustizia e Scuola, non se la passano proprio benissimo. Sappiamo tutti bene quali sono le criticità, le conosciamo e le viviamo quotidianamente. Dalla questione organico, a quella delle strutture, da quella dell'incentivo alla privatizzazione, a discapito del pubblico, agli stipendi. Nella scuola c'è il vizio che si ripete da tempo, migliaia di lavoratori precari non pagati per mesi Se ciò accadesse nel privato, le attività delle aziende sarebbero già ferme da un pezzo, e a dirla tutta, forse gli imprenditori si attiverebbero, per il bene dell'azienda, per evitare che propri lavoratori possano restare per mesi senza un centesimo in tasca, ma nella scuola non accade, ed il welfare famigliare che sostiene questo mondo sommerso di lavoratori pubblici precari non pagati si sta assottigliando sempre di più. Nella scuola le leggi prevedono che per tenere in piedi delle autonomie scolastiche si deve avere il numero minimo di 900 alunni, prima era di 600 alunni. Ciò ha comportato una quantità importante di provvedimenti di dimensionamento scolastico, anche in FVG, che non significano solo tagli di DS e DSGA, ed in ogni caso un DS ed un DSGA in meno è un problema non da poco per la scuola, ma ci saranno dei riflessi inevitabili anche sulla qualità del servizio, ci saranno dei perdenti posto nel tempo, i dimensionamenti scolastici non sono sinonimo di qualità ed investimento. Mentre si blatera sui soliti fantomatici progetti degni dell’AREA 51, come il ponte sullo stretto, l’Europa nei suoi documenti ufficiali continua a certificare che gli investimenti dell'Italia nell'istruzione sono tra i più bassi dell'UE. Nel 2019 la spesa dell'Italia per l'istruzione è rimasta ben al di sotto della media UE, sia in percentuale del PIL (il 3,9 % contro il 4,7 % dell'UE) sia in percentuale della spesa pubblica totale (l'8 % contro il 10 % dell'UE). Senza dimenticare che gran parte della spesa nel settore è destinata agli stipendi del personale, che nonostante qualche aumento, sia in quantità che stipendiale, si è sempre sotto la media europea della giusta dignità economica, in relazione all'attività lavorativa prestata, da riconoscersi ad ATA e docenti che operano per lo Stato italiano non per l’Isola che non c’è di Peter Pan. Questo è, il solito nastro rotto. Poco di cui rallegrarsi. 
 

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