Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

 Sorpresa: spiamo anche noi! Il caso della spia di Monfalcone degli anni '70 negli archivi della CIA

 


Non poteva che essere così. D'altronde fu un fatto talmente eclatante che difficilmente poteva sfuggire agli occhi della CIA. Siamo nel 1970, in una Monfalcone poco distante dal confine jugoslavo, in una situazione dove la guerra fredda era ad alta tensione, ma in questo caso i rapporti tra comunisti ed anticomunisti, tra il blocco occidentale e sovietico, c'entravano ben poco, forse. Perchè pare che la spia di Monfalcone avesse come scopo quello di fare avere dei documenti sulla costruzione di navi da guerra del cantiere monfalconese agli ufficiali dell'esercito egiziano. Per la precisione al colonnello egiziano Helmy che lavorava per l'ambasciata egiziana a Roma. E fu così che venne arrestato il 3 marzo del 1970, a Roma, con una valigetta diplomatica che si pensava potesse scottare. Lavorava all'archivio della città dei cantieri da diversi anni, in quel tempo si chiamava Italcantieri. Aveva un passato da militare ed aveva operato anche in Africa. Pare che i rapporti con l'Egitto li continuò a mantenere. Si diede notizia del suo arresto avvenuto a Roma, l'11 marzo, il caso ebbe gran risalto a livello locale, si raccontava del fatto che fu attenzionato dal SID per diverso tempo e se ne parlò anche a livello nazionale, per poi dopo pochi giorni finire quasi nel dimenticatoio con il canonico caso chiuso. Rischiava l'ergastolo, venne condannato in primo grado ad 11 anni, e venne fatto subito appello dai difensori che negarono l'essere spia dell'uomo toscano, sbattuto in prima pagina con tanto di foto, accusato di essere una spia per gli egiziani. Passato alle cronache coma la spia della RAU, che esistette come denominazione fino alla fine del 1971.  La storia di tale Carlo Biasci, finì anche negli archivi della CIA dove si raccontava di varie spie, per l'appunto insospettabili. Un piccolo tassello di spy story che vede nuovamente protagonista Monfalcone dopo il caso della spia che lavorava questa volta per la CIA durante i fatti della seconda guerra mondiale. Insomma, Monfalcone, da città dei cantieri, a città delle spie, il passo è breve.

mb

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