I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone
Le leggi Razziali nel settembre del '38 vennero volutamente proclamate a Trieste, perché in questa città già asburgica vi era la più importante comunità di ebrei italiani e perché il razzismo contro i popoli slavi aveva seminato il campo per quell'abominio che si realizzerà con il nazismo e reso possibile grazie alla complicità del fascismo. In Italia furono quasi 10 mila gli ebrei deportati nei campi di concentramento, le cifre ufficiali racconterebbero di circa 7.200 ebrei italiani che vennero deportati dai nazisti durante l'occupazione tedesca dell'Italia tra il 1943 e il 1945. Tra i primi studi effettuati vi furono i quaderni prodotti dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (sorto a Milano per iniziativa della Federazione Giovanile Ebraica d'Italia), ma nel tempo si susseguirono diversi testi come quello dello storico Jeno Levai che condusse nel corso della sua vita una lotta durissima attraverso la stampa contro l'antisemitismo ungherese effettuando ricerche in tutta Europa e in ciò vi fu anche Trieste. L'opera di Levai era incentrata sull'attività di Eichmann e dei suoi complici, o presunti tali, in Ungheria ed in altri paesi europei. In un articolo della Stampa del 1961, che diede spazio alla presentazione di questo importante testo, si scriveva che vi era un capitoletto dedicato all'attività di Eichmann in Italia, "e il suo nome vi appare collegato a quello del sottosegretario alla presidenza del consiglio di Bonn, attualmente sotto inchiesta. Su 60 mila ebrei che vivevano in Italia, 10 mila — scrive l'autore — furono deportati ad Auschwitz con l'aiuto di due diplomatici, l'incaricato di affari Rudolf Rahn e il console Mollhauser. Eichmann stesso sarebbe giunto in Italia, il 2 febbraio 1944, per ispezionare e dirigere le partenze degli ultimi convogli dal campo di Fossoli di Carpi, presso Modena. Dice Levai: un punto oscuro è costituito dalla cosiddetta zona di operazione del litorale adriatico. La zona comprendeva Trieste, Pola, Gorizia, Udine e Fiume, che l'8 settembre 1943 vennero annesse alla Germania, come territorio exaustriaco. Gauleiter della zona fu nominato un amico di Eichmann, Friedrich Reiner; il famigerato Odilo Globocnik fu invece nominato capo supremo delle SS e della polizia. Essi non riuscirono a deportare tutti i 5000 ebrei triestini, perché la metà si era già rifugiata in Svizzera; riuscirono tuttavia a deportare gli altri ad Auschwitz". Numeri a dir poco impressionati che è sempre bene ricordare e che continuano a confermare come Trieste fu suo malgrado una città degli esodi, come ben ha evidenziato anche l'ultima importante ricerca pubblicata sul Piccolo con la quale si riportava alla luce la storia dimenticata degli oltre 15 mila ebrei prevalentemente austriaci che scapparono dall'Europa, partendo dal porto di Trieste, sui transatlantici del Lloyd Triestino per andare a Shanghai.
mb
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