Un fatto di cronaca nera che attirò le attenzioni anche della Stampa nazionale. Un fatto che sconvolse la comunità ronchese che dovette fare i conti da subito con la violenza dello squadrismo fascista. Un fatto che veniva rappresentato in modo diverso. La Stampa nazionale del 24 aprile 1925 diede spazio in un trafiletto a questa vicenda. Raccontava che a Ronchi veniva asportato l'emblema
del fascio da una casa dove era collocato, i fascisti spararono
all'impazzata di notte e rimase ferito un lavoratore a colpi di
rivoltella, altri, invece, vennero picchiati in modo selvaggio a colpi
di bastone. Si faceva il nome di Mario Rusig, di Vermegliano e si parlerà di una sessantina di arresti. Ma in verità le cose non andarono proprio in questo modo.

Elda Soranzio che è stata staffetta partigiana per l'intendenza
Montes, nome di battaglia Lina, su tale vicenda mi disse che a Ronchi, Rusig Erminio fu la prima vittima dello squadrismo fascista. Un giovane
comunista aggredito nel mese di aprile del 1925 e morì nel mese di
ottobre del 1926 per le ferite riportate dall'aggressione squadrista
fascista. Ma la sua storia in modo dettagliato venne raccontata da Silvano Bacicchi riportando la testimonianza di Giacomo Mininel nel libro Dagli anni ’20 verso il 2000 - Un impegno
di progresso” edita dal Coordinamento comunale di Ronchi del
PCI nel 198: “Giacomo Mininel ricorda che il 24
aprile 1925, la sera di un giorno di sabato, si trovarono con lui
quattro compagni per andare a ballare a S.Piero. Ritornati a Ronchi,
poco dopo la mezzanotte, si salutarono al bivio della Pesa. Ma il
giorno successivo apprese che Erminio Rusig, nel rincasare, era stato
aggredito, percosso e ferito ed era stato ricoverato in ospedale.
Egli, infatti, era stato fermato da una squadraccia fascista armata
di pistole e manganelli. Tentò di sfuggire all’aggressione,
evidentemente premeditata, ma venne raggiunto, atterrato a colpi di
manganello e quindi colpito da calci mentre era privo di sensi.
Infine, fu colpito da un colpo di pistola che lo feriva gravemente al
basso ventre. Diversi giorni più tardi, Mininel ritiene che fosse la
domenica di Pentecoste, l’insegna riproducente lo stemma del fascio
venne strappata dalla sede di via Roma, e gettata sul tetto di
un’edificio antistante, nei pressi dell’attuale sala Excelsior. L’atto fu opera di un gruppo di
giovani antifascisti e, secondo Severino Deiuri, l’emblema fu
strappato da Elio Tamburini. Per questo fatto, su indicazione del
fascista Colasanti, furono arrestati diversi antifascisti che
frequentavano il vicino Caffè Progresso ritrovo abituale di molti di loro. Tra gli
arrestati c’erano anche Severino Deiuri, Lino Tambarin,
Massimiliano Trevisan e Adamo Trevisan. Furono ammanettati e condotti
nelle carceri di Monfalcone, dove si sentirono accusare di tentato
omicidio nei confronti di del loro compagno Erminio Rusig. Era tanto
evidente che si trattava di una montatura fascista che l’accusa non
resse all’evidenza e i quattro furono rilasciati (….) L’arresto
costò però a chi di loro era occupato al cantiere il licenziamento. Mai nessuna indagine fu fatta per
assicurare alla giustizia i responsabili dell’aggressione che ebbe
conseguenze tanto gravi da condurre in breve tempo a morte la prima
vittima antifascista ronchese. Come ricorda ancora Mininel era il 25 ottobre 1926 quando il compagno Erminio Rusig morì a causa delle
ferite e delle percosse infertegli dai fascisti e dalle quali non si
era più ripreso. Al suo funerale, oltre alle ghirlande dei familiari
e parenti, spicca la ghirlanda dei compagni «al caro Erminio». Il
corteo si forma in piazza a Vermegliano e procede per tutto il viale
passando per piazza Oberdan sulla quale sosta parecchia gente. Tra di
essi anche il commissario prefettizio di Ronchi, avvocato Parlati,
che lascia trasparire commozione a quella vista. La bara era portata
a spalla da giovani: nessuno superava i trenta anni. L’indomani il
famigerato Colasanti tentava ancora di violare la fossa dove era
sepolto Rusig con il pretesto che c’erano garofani rossi, ma fu
impedito a farlo dal commissario Parlati.”). Insomma una storia da non dimenticare e che andrebbe valorizzata per il centenario della prima vittima dello squadrismo ronchese , magari dedicando a Vermegliano un piazzale, una via, a Erminio Rusig seguendo la proposta che è stata fatta a Monfalcone con l'appello che ha avuto una importante condivisione per ricordare Giuseppe Nicolausig e Dioniso Rizzardini prime vittime dello squadrismo fascista a Monfalcone
mb
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