Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

Immagine
C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Erminio Rusig di Vermegliano, la prima vittima del fascismo ronchese. Per il centenario della morte, valorizzare la memoria


Un fatto di cronaca nera che attirò le attenzioni anche della Stampa nazionale. Un fatto che sconvolse la comunità ronchese che dovette fare i conti da subito con la violenza dello squadrismo fascista. Un fatto che veniva rappresentato in modo diverso. La Stampa  nazionale del 24 aprile 1925 diede spazio in un trafiletto a questa vicenda. Raccontava che a Ronchi veniva asportato l'emblema del fascio da una casa dove era collocato, i fascisti spararono all'impazzata di notte e rimase ferito un lavoratore a colpi di rivoltella, altri, invece, vennero picchiati in modo selvaggio a colpi di bastone. Si faceva il nome di Mario Rusig, di Vermegliano e si parlerà di una sessantina di arresti. Ma in verità le cose non andarono proprio in questo modo.

Elda Soranzio che è stata staffetta partigiana per l'intendenza Montes, nome di battaglia Lina, su tale vicenda mi disse che a Ronchi, Rusig Erminio fu la prima vittima dello squadrismo fascista. Un giovane comunista aggredito nel mese di aprile del 1925 e morì nel mese di ottobre del 1926 per le ferite riportate dall'aggressione squadrista fascista. Ma la sua storia in modo dettagliato venne raccontata da Silvano Bacicchi riportando la testimonianza di Giacomo Mininel nel libro Dagli anni ’20 verso il 2000 - Un impegno di progresso” edita dal Coordinamento comunale di Ronchi del PCI nel 198: “Giacomo Mininel ricorda che il 24 aprile 1925, la sera di un giorno di sabato, si trovarono con lui quattro compagni per andare a ballare a S.Piero. Ritornati a Ronchi, poco dopo la mezzanotte, si salutarono al bivio della Pesa. Ma il giorno successivo apprese che Erminio Rusig, nel rincasare, era stato aggredito, percosso e ferito ed era stato ricoverato in ospedale. Egli, infatti, era stato fermato da una squadraccia fascista armata di pistole e manganelli. Tentò di sfuggire all’aggressione, evidentemente premeditata, ma venne raggiunto, atterrato a colpi di manganello e quindi colpito da calci mentre era privo di sensi. Infine, fu colpito da un colpo di pistola che lo feriva gravemente al basso ventre. Diversi giorni più tardi, Mininel ritiene che fosse la domenica di Pentecoste, l’insegna riproducente lo stemma del fascio venne strappata dalla sede di via Roma, e gettata sul tetto di un’edificio antistante, nei pressi dell’attuale sala Excelsior. L’atto fu opera di un gruppo di giovani antifascisti e, secondo Severino Deiuri, l’emblema fu strappato da Elio Tamburini. Per questo fatto, su indicazione del fascista Colasanti, furono arrestati diversi antifascisti che frequentavano il vicino Caffè Progresso ritrovo abituale di molti di loro. Tra gli arrestati c’erano anche Severino Deiuri, Lino Tambarin, Massimiliano Trevisan e Adamo Trevisan. Furono ammanettati e condotti nelle carceri di Monfalcone, dove si sentirono accusare di tentato omicidio nei confronti di del loro compagno Erminio Rusig. Era tanto evidente che si trattava di una montatura fascista che l’accusa non resse all’evidenza e i quattro furono rilasciati (….) L’arresto costò però a chi di loro era occupato al cantiere il licenziamento. Mai nessuna indagine fu fatta per assicurare alla giustizia i responsabili dell’aggressione che ebbe conseguenze tanto gravi da condurre in breve tempo a morte la prima vittima antifascista ronchese. Come ricorda ancora Mininel era il 25 ottobre 1926 quando il compagno Erminio Rusig morì a causa delle ferite e delle percosse infertegli dai fascisti e dalle quali non si era più ripreso. Al suo funerale, oltre alle ghirlande dei familiari e parenti, spicca la ghirlanda dei compagni «al caro Erminio». Il corteo si forma in piazza a Vermegliano e procede per tutto il viale passando per piazza Oberdan sulla quale sosta parecchia gente. Tra di essi anche il commissario prefettizio di Ronchi, avvocato Parlati, che lascia trasparire commozione a quella vista. La bara era portata a spalla da giovani: nessuno superava i trenta anni. L’indomani il famigerato Colasanti tentava ancora di violare la fossa dove era sepolto Rusig con il pretesto che c’erano garofani rossi, ma fu impedito a farlo dal commissario Parlati.”). Insomma una storia da non dimenticare e che andrebbe valorizzata per il centenario della prima vittima dello squadrismo ronchese , magari dedicando a Vermegliano un piazzale, una via, a Erminio Rusig seguendo la proposta che è stata fatta a Monfalcone con l'appello che ha avuto una importante condivisione per ricordare Giuseppe Nicolausig e Dioniso Rizzardini prime vittime dello squadrismo fascista a Monfalcone

mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?