Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Almadi Alpalice, aveva solo 12 anni. La più giovane vittima dell'occupazione dannunziana. Una quindicina i monfalconesi “legionari” che occuparono Fiume


Il 18 gennaio del 1921 D'Annunzio a bordo della sua Fiat Rossa, lasciò Fiume. Son trascorsi cent'anni dalla liberazione della città dall'occupazione dannunziana, che seminò soprattutto disastri a livello socio economico e macerie. Macerie etiche, macerie morali, e macerie fisiche. Si concluse nel peggiore dei modi quell'avventura eversiva dal punto di vista militare, mitizzata fino all'inverosimile. Cinquecento giorni di delirio fuori controllo, cinquecento giorni di dittatura per coloro che la subirono, a partire da quei circa tremila croati che furono costretti ad abbandonare la città  a causa del razzismo dilagante che impediva ai croati di poter esercitare le proprie attività e utilizzare anche la propria lingua. Giusto per rinfrescare la memoria, D'Annunzio così qualificava i croati ed i popoli slavi: "il croato lurido, s’arrampicò su per le bugne del muro veneto, come una scimmia in furia, e con un ferraccio scarpellò il Leone alato oppure (…) " quell’accozzaglia di Schiavi meridionali che sotto la maschera della giovine libertà e sotto un nome bastardo mal nasconde il vecchio ceffo odioso" ... oppure da Gli ultimi saranno i primi, 4 maggio 1919 (…) "Fuori la schiaveria bastarda e le sue lordure e le sue mandre di porci!". Concetti che saranno fatti propri dal dittatore fascista Mussolini.

Finì in tragedia con quasi una sessantina di vittime in quello che passò alla storia come il Natale di Sangue, la cui responsabilità era e non poteva che essere soprattutto del “duce” D'Annunzio, come si faceva chiamare tra i suoi camerati legionari, che si rifiutò, nonostante i mille solleciti ed ultimatum a lasciare Fiume. Lo Stato italiano fu costretto a bombardare Fiume, a dare un segnale chiaro, e in quelle terribili giornate di lotta fratricida tra italiani, una sorta di guerra civile, morirono purtroppo anche dei civili. La più piccola aveva solo 12 anni. Si chiamava Almadi Alpalice. La più giovane vittima dell'occupazione dannunziana. Che sarebbe bene ricordare insieme alle altre vittime civili, innocenti, come Bernetich Antonio, Copetti Antonia, Maurovich Vittorio e Kucich Antonio. Occupazione partita da Ronchi, e nessun ronchese vi prese parte come è ben risaputo, mentre una quindicina furono i monfalconesi che si aggregarono a quella spedizione di occupazione, prevalentemente volontari. Negli elenchi ufficiali diffusi questi sono i nomi dei monfalconesi “legionari”: Baricelli Dino Domenico, Bianchini Giuseppe Giacomo, Donati Giuseppe Antonio,Mattel o Mottel Vilibaldo Francesco,Mauro Marcello Gino,Moise Regolo Virgilio,Papa Sebastiano Luigi,Rizzi Bruno Romeo,Roblegg o Robleck Desiderio Vittorio,Rossmanith o Rozmanich Rodolfo Rodolfo,Sirola Innocente, Stilli Vasco Ermanno,Vascotto Virgilio,Zenere Antonio Giovanni. Forse più che Ronchi “ dei Legionari” che in quel tempo si chiamava Ronchi di Monfalcone, si sarebbe dovuto dire Monfalcone “dei Legionari”, sarcasmo storico a parte, rimane il fatto che quell'evento segnò in modo indelebile il destino di Fiume, compromise profondamente alla radice i rapporti tra le varie componenti identitarie della città fiumana, che a causa dei capricci storici dannunziani dovette subire quasi due anni di declino per poi scivolare dalla padella dei legionari alla brace fascista nel 1924.

mb

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